I festeggiamenti risalgono intorno all’anno mille, in epoca bizantina. Il culto per i Santi orientali fu probabilmente importato dai monaci orientali in fuga dalla lotta iconoclastica. Questo è testimoniato pure dall’affresco situato nella Chiesa dell’Immacolata, la più antica, che raffigura la Madonna di Costantinopoli.

Sant’Antonio Abate diventò protettore della città nel 1644 su volere del popolo che nel frattempo edificò, con le proprie offerte, una nuova chiesa in onore del santo.

I festeggiamenti in onore del santo iniziano il 6 gennaio con una solenne cerimonia e finiscono il 18 gennaio con la cosiddetta “Festa dei Paesani”. Simbolo  della festa e di Novoli è la Focara, un imponente falò di tralci di vite che può raggiungere i 25 metri di altezza, unica nel suo genere in Italia e forse una delle più maestose in Europa.

La Focara viene accesa con uno splendido spettacolo pirotecnico la sera del 16 gennaio dopo la processione per le vie del paese. L’evento con il trascorrere degli anni ha attratto tutto il Salento  e non solo. Memorabile l’edizione del 2008 a cui partecipai con i miei amici, che è stata trasmessa in diretta da 5 televisioni regionali e da Puglia Channel, con numerosissimi spettatori  convenuti per l’evento che è stato anche seguito dalla National Geographic che ne ha fatto un documentario.

Intorno al rito della Focara sono sorte molte iniziative riguardanti l’arte, l’enogastronomia, la cultura, presentazioni di libri e proiezioni video, rassegne  pirotecniche, artistiche ed  esposizioni di luminarie, tanto da fare della mitica “Notte del Fuoco” l’evento per antonomasia dell’inverno salentino. Inoltre durante i tre giorni di solenni festeggiamenti si tengono interessanti e numerosi convegni, iniziative e particolarmente concerti che richiamano l’intero Salento a Novoli per merito anche dei treni speciali che raggiungono il paese dall’intero sud d’Italia, con le immancabili bancarelle e gli artisti di strada  che si esibiscono nelle piazze attraendo e coinvolgendo tanta gente.

La Focara rimanda al fuoco, al quale Sant’Antonio Abate è fortemente legato, secondo riti e tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Il 17 gennaio è il tipico “giorno dei numeri unici novolesi”, i giornali umoristici locali, ovvero Le Fasciddre te la focara, Sant’Antonio e l’Artieri, i quali rappresentano le fonti d’importanti informazioni sul culto e folklore, sulle tradizioni, e sulla devozione verso il “santo del fuoco”. Il giorno successivo invece è la cosiddetta festa dei paesani, giorno in cui i novolesi, liberi dalla moltitudine di visitatori e pellegrini, si godono finalmente gli ultimi attimi della festa tanto attesa.

L’origine della Focara  risale intorno al secolo XV, quando ci fu una presenza veneziana a Novoli che esercitava il commercio sulla produzione locale di vino, olio e bambagia e gestiva un centro di allevamento di cavalli. Di anno in anno i costruttori del capolavoro d’ingegneria architettonica s’impegnano a variarne la forma, dotandola a volte di un varco centrale, la cosiddetta “galleria”, che poi è attraversata dal santo in processione. Nella Focara novolese convergono antichissimi comportamenti rituali popolari e certamente un rimando di arcaici riti propiziatori pagani. Era consuetudine prendere i tizzoni della Focara, che alimentavano il braciere, ed ancora oggi si raccolgono le ceneri che si spargono per i campi. D’importanza primaria sono anche la processione e la benedizione degli animali, di cui il santo è protettore.

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