Chicoa Nar è l’umile marito di Brama, umile solo con lei eh?! Beninteso!
In realtà, potrebbe vantarsi moltissimo, è un grande genio, uno dei migliori che il nostro secolo abbia mai avuto, quasi pari al grande Leonardo, o ad Einstein.

Potrebbe, si, se operasse a fin di bene. Invece no, lui ha scelto il male e lo ha scelto per Brama.
Brama era l’ultima al corso di scienze, ai tempi dei loro studi, una vera frana, ma molto, molto furba e maliarda, così tanto da irretire Chicoa Nar e convincerlo a sposarla.
Poveretto! Quanto, ma quanto, si pentì di averlo fatto!
Niente più meriti, niente più premi, ricerche, assegni, niente di niente, tutto doveva essere per lei o merito suo.
Persino in casa le cose non andavano meglio!
Lei, ovviamente, faccende non doveva sbrigarne, ma non voleva un aiuto o la domestica, eh no! Doveva farle lui, come pegno del suo amore per lei e comunque non andavano mai bene, lo rimbrottava sempre.
Lui aveva anche tentato di liberarsi di lei, incitandola al tradimento, ma chiunque la conoscesse scappava!
“E caspita!” – pensava tra sé – “Solo io ho abboccato? Non devo essere poi tanto genio allora!”.
Tentò di rabbonirla anche coi regali: vestiti, gioielli, crociere, niente! Raccoglieva tutto, ma ingrata e bramosa com’era, pretendeva sempre di più.
Tutto questo darsi da fare per lei, gli portava via molto tempo da dedicare, invece, agli studi e, del resto, con lo stato d’animo che si ritrovava, le cose diventavano sempre più difficili.
Doveva fare qualcosa.
Pensò di parlarle e, discuti oggi, discuti domani, giunsero, finalmente, ad un accordo: lei lo avrebbe trattato meglio se avesse soddisfatto la sua brama di gloria. Voleva un premio Nobel.
Chiaro che il lavoro doveva farlo lui e i meriti dovevano andare a lei, che poi avrebbe fatto un giro intorno al mondo di tre mesi: lui sperava che si fermasse in Groenlandia, magari ibernata.
Lo so, starete pensando: “Perché, più semplicemente, non chiedere il divorzio o trovare una soluzione scientifica?”.
Perché lei lo teneva in pugno! Lo ricattava per via di un esperimento andato male.
Chicoa Nar aveva creato delle gocce che avrebbero dovuto risanare particolari difetti visivi, ma, non avendo qualcuno su cui testarle, ed essendo contrario agli esperimenti sugli animali, pavido com’era, di notte, entrò nel reparto di neonatologia dell’ospedale in cui lavorava e, scegliendo un bambino a caso, versò il suo operato nei suoi occhi.
Aveva appena perpetrato più di un reato e fatto una cosa orrenda, cosa di cui si pentì immediatamente, perché solo dopo si rese conto di come aveva agito.
Aveva anche studiato l’antidoto per porvi rimedio, ma, la notte successiva, non fu in grado di distinguere il neonato e si trattenne, perciò, dal fare altre sciocchezze, promettendosi di cercare di ricordare ogni particolare utile ad identificarlo.
Brama, quella famosa notte, era di turno in ospedale, pur essendo una ricercatrice, per meriti di altri, e vide tutto. Sapeva benissimo chi era il neonato, o meglio, la neonata!
Così come sapeva benissimo che era stata dimessa la mattina successiva a quell’episodio, insieme alla mamma della bimba. Lei sapeva come rintracciarla, ma preferì mentire e, fingendo di aiutare il ragazzo, gli indicò un bambino che occupava la stessa culla, che prima fu dell’altra.
Lo aiutava, ad un patto: diventare sua moglie e appropriarsi della meravigliosa scoperta, ed essere ricoperta di fama, onori e gloria, pena la sua denuncia. Lei era l’unica testimone di quanto accaduto e gli atti li aveva commessi lui, difficile provare che lei fosse complice.
Aveva preso ogni precauzione, con delle invenzioni scientifiche, per eliminare ogni traccia, anche mnestica, dell’accaduto.
Che ne sarà stato di quel bambino? Quali gli effetti sortiti da quell’invenzione? Chi dite che sia la bambina della culla? E Chicoa Nar? Sarà ancora succube della moglie?
La risposta a queste e altre domande, nella prossima puntata.
Fine della seconda puntata
Ogni riferimento a fatti, nomi, persone, situazioni, citazioni, è puramente casuale