L’Assessorato alla Cultura del Comune di Lecce, in collaborazione con l’Università del Salento e l’organizzazione della galleria Anfiteatro Arte di Milano, presenta nelle antiche sale del Castello di Carlo V di Lecce

un progetto strettamente contemporaneo focalizzato sul lavoro di tre artisti emergenti italiani che stanno attirando l’attenzione di pubblico, critica e addetti ai lavori.
Il percorso propone tre mostre personali, distinte e autonome, dedicate rispettivamente a Guido Airoldi, Pat Edwards e Claudio Onorato.

La mostra di Guido Airoldi, Circus Lupiensis, è a cura di Carolina Lio. Airoldi sceglie un titolo in latino per collegarsi simbolicamente alla mostra Ex Circus tenutasi l’anno scorso a Milano presso Anfiteatro Arte. Gli stessi animali recuperati sono esposti qui a Lecce in un sottile gioco di parole “animalesche” (Lupiensis). Lo stesso concetto torna quindi a vivere qui in Salento dove è arrivato il bisogno di recuperare immagini dimenticate e sepolte nella memoria. Il desiderio non solo di farle tornare in vita, ma anche la necessità di farle conoscere, camminare, vivere. Una strana contraddizione che vede animali recuperati e salvati dalla vita precedente tornare a subire una nuova forma di schiavitù. Di nuovo, da opere, sono assoggettate ad una vita nomade e circense. Forse tornare ad assaporare la libertà è sempre una sensazione fittizia. Così come in un circo anche qui gli stessi animali liberati tornano a viaggiare e a seguire il percorso del proprio padrone. Il lavoro di Guido Airoldi parte da un gesto performativo ormai classico nella storia dell’arte: “lo strappo” del manifesto. La sua ricerca ossessiva si rivolge esclusivamente ai manifesti circensi per trovare, isolare, salvare, ricomporre e recuperare ogni tipo di animale disegnato si celi tra gli strati sepolti dal tempo. Il risultato finale è la genesi di un animale decontestualizzato, rinato letteralmente in un campo bianco e asettico, curato nelle ferite e negli strappi dagli interventi pittorici. Con le iniziali apposte a piedi pagina  – sigillo di Animale Recuperato – e il timbro del servizio sanitario dell’Asl di Bergamo, si conclude il recupero della dignità  perduta. Una dignità che non riguarda tanto l’animale, quanto la sua immagine. Dinnanzi al lavoro compiuto la sensazione che viene trasmessa è di positività, di benessere, di salvezza. Percepiamo in modo distinto il senso di ricostruzione e di rinascita. Un’attitudine decisamente controcorrente rispetto alle estetiche decadenti moderne e contemporanee. Gli animali ora sono protetti e custoditi nelle loro scatole bianche, pronti per essere utilizzati in futuro, chissà con quale scopo. Ognuno di loro però, prima di essere definitivamente rinchiuso nel cassetto della memoria, si porta con sé il nome della strada, del cavalcavia o dell’incrocio dove è avvenuto il ritrovamento del manifesto. Informazioni spiazzanti per lo spettatore, essenziali per l’artista. Un lavoro apparentemente impegnato alle tematiche sociali tanto care agli animalisti si trasforma così agli occhi attenti in una sorta di racconto autobiografico.

La mostra di Pat Edwards, Identità Perdute, è a cura di Beatrice Raffaelli. Pat Edwards parte da tracce di memoria per tratteggiare identità che poi indaga e restituisce alla luce. Partendo dallo studio di materiali documentali l’artista intraprende una ricostruzione concettuale volta ad esplorare i temi della percezione e dell’identità, che restituisce attraverso una struttura narrativa che utilizza medium eterogenei, dalla fotografia, all’istallazione al suono. Centrale nella sua analisi è la dimensione della memoria e del recupero del ricordo celato dal trascorrere del tempo. Ciò che scorre e sbiadisce tra le maglie di un’epoca passata viene restituito attraverso i colori cangianti delle lenticolari, o indagato attraverso i grandi pannelli fotografici che attraversano tutte le declinazioni del bianco e nero per poi stemperarsi nella pura astrazione e nell’evanescenza.
Le immagini si rivelano nel passaggio dal bianco e nero al colore o svaniscono e riaffiorano saturandosi e dissolvendosi. Tracce dimenticate o perdute tornano così ad affiorare per essere restituite alla memoria collettiva. Il ciclo di opere intitolato Forgotten Divas e’ ispirato alle dive del cinema muto in un percorso in cui i volti e gli sguardi delle stelle di un tempo rivivono nei bagliori luminescenti delle opere loro dedicate. L’analisi sull’identità si concentra su personaggi che esprimono un’ambiguità di fondo, volti sui quali si proiettavano fantasie e desideri, visi indimenticabili eppure dimenticati, specchi luminosi su cui si riflettevano sogni ed illusioni, ora avvolti dal velo del tempo. Le opere parlano un linguaggio sussurrato, ricco di evocazioni in cui si ritrovano incanto e disillusione, chimera e verità, aspirazioni e miraggi, ambizione e nostalgia. Come dice l’autore “Le grandi dive del cinema muto sono state i primi prodotti di consumo viventi della nostra epoca. Sono state tratte dall’anonimato per essere consacrate sui grandi schermi agli inizi del XX secolo; sono state protagoniste indiscusse dei rotocalchi e hanno illuminato il jet set internazionale. Hanno imposto canoni di bellezza, di eleganza, di moda e sono state ricchissime e ricercatissime. La loro fama era ineguagliabile e ognuna di loro sembrava essere indimenticabile. Invece lo show business scoprì la necessità di creare delle nuove stelle da proiettare nel firmamento di celluloide, e rapidamente i nuovi astri andavano a sostituire i precedenti. Così le stars, poco prima osannate, si ritrovavano loro malgrado a precipitare dalle luci della ribalta alle ombre del dimenticatoio e dell’anonimato, scomparendo rapidamente dalla memoria collettiva”.

La mostra di Claudio Onorato, Mirabilis Mundus, è a cura di Chiara Cinelli. Onorato è sicuramente un narratore di storie fantastiche, a volte nate dal suo vivere quotidiano, a volte figlie dell’umanità. Come un menestrello moderno è capace di incantarci abilmente, sorprendendo ogni spettatore con i suoi ricami e le sue vicende che si rincorrono, tra vuoti e pieni, sulla carta. Con sapiente disinvoltura e leggerezza ci guida in mondi ovattati, abitati da personaggi sottratti alla nostra fantasia e alla nostra infanzia, richiamati dal nostro passato per ammorbidire racconti difficili, che parlano di guerra e denaro, capitalismo e arrivismo, equilibri sociali precari e mostri del nostro tempo come terrorismo, mafia. Tutte le opere in mostra sono realizzate su fogli di cartoncino colorato ritagliato con un taglierino. In questo modo l’artista riesce a costruire le sue storie e ad appenderle, con leggerezza, a un filo, sia letteralmente che fisicamente. Mirabilis Mundus è un titolo che echeggia nelle nostre menti come un messaggio ambiguo e ambivalente, in bilico tra reale e surreale. Inno alla gioia per esternare la bellezza della vita (riconducibile alla recente paternità dell’artista) e tuttavia contemporaneo monito al nostro vivere quotidiano, per evidenziare, con sagace ironia, debolezze e assurdità dell’uomo di oggi. Nel mondo/silhouette di Claudio Onorato, sono evidenti la critica all’assetto geopolitico contemporaneo, all’economia e ai suoi feticci. Ogni barriera sa trasformarsi in un gioco di carta, ogni condizionamento, ogni elemento, pur conservando la sua forza simbolica manifesta la sua fragilità.

L’evento è stato reso possibile grazie al prezioso contributo dell’azienda OMR spa di Remedello (BS), main sponsor dell’evento. OMR è un’azienda specializzata nella produzione di componenti in acciaio per l’industria dell’automotive europeo. Tra le prime aziende italiane ad importare la tecnologia del taglio laser, proprio questa peculiarità ha avvicinato l’azienda all’arte e al lavoro di Claudio Onorato, aprendo nuovi sbocchi alla sua creatività, permettendogli di trasportare il suo lavoro dalla carta al ferro e all’alluminio.

Altre aziende che hanno sostenuto il progetto espositivo a Carlo V: Frezza spa di Vidor (TV), Alibi creative lounge di Lecce e Anfiteatro Arte di Milano.

Lecce – sabato 15 gennaio 2011 alle ore 18 presso il Castello Carlo V si inaugura una importante esposizione di arte contemporanea.

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