Cena e pranzo di Natale, abbuffata di Capodanno. E le feste non si concludono con la fine dell’anno. I festeggiamenti, e le vacanze, proseguono fino al  6 gennaio, il giorno dell’Epifania
Di origine greca, il termine,  che significa “manifestazione” (sott’inteso della divinità), è stato utilizzato dalla tradizione cristiana per designare la prima manifestazione di Gesù Cristo, avvenuta in presenza dei re Magi.

La festa, tanto odiata dai grandi perché “tutte le feste porta via”, è tanto atteso dai più piccoli. Per la  tradizione popolare, infatti, il giorno dell’Epifania è il giorno della Befana (ora il termine è comune a tutti eh!), una vecchietta tanto brutta quanto dolce. Si racconta, o meglio si canta, che la Befana “vien di notte, con le scarpe tutte rotte” a portar doni (calze ripiene di dolci) ai fanciulli.
Mandorle, noci, mandarini, arance e carbone (vero): era questo il contenuto delle calze di ieri.  Le calze odierne abbondano di caramelle, cioccolate , carbone di zucchero e soldini (veri e finti).
Tra religioso e pagano, la festività affonda le sue radici non solo nel racconto del Vangelo, ma anche  in una festa rurale che anticamente cadeva la dodicesima notte dopo il Natale. Il 6 gennaio, solstizio di inverno, si celebrava la morte e la rinascita della natura. Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno,  appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti.
Gli anni passano, le feste cambiano, le tradizioni si trasformano e si contaminano … la gioia dei bambini che ricevano la calza è sempre la stessa.
Buona festa!

 

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