“Più che Piano per il Lavoro dovrebbe chiamarsi Piano per la formazione perpetua. Ad una prima lettura sembra infatti un parcheggio di lunga sosta soprattutto per i giovani con un coinvolgimento troppo marginale delle imprese e dei settori che poi, dopo questa lunga formazione, dovranno realmente dare lavoro”.

E’ il commento del capogruppo del Pdl, Rocco Palese, al Piano per il Lavoro presentato questa mattina dal Presidente Vendola.
“Se la concertazione con Sindacati e settori produttivi fosse stata precedente, anzicchè postuma, forse oggi avremmo avuto qualcosa di più concreto su cui ragionare – continua Palese – invece ci ritroviamo dinanzi ad un libercolo che racchiude praticamente bandi per la formazione professionale a valere su Fesr e Fondo Sociale Europeo; sono misure della Programmazione Comunitaria 2007 – 2013 che la Giunta Vendola si appresta a spendere con oltre 3 anni di ritardo. Per quanto sia apprezzabile che vi siano alcuni settori innovativi, è decisamente sproporzionato lo stanziamento di risorse tra quelle destinate alla lunga formazione e quelle destinate alle imprese sotto forma di incentivi all’assunzione. In sostanza sembra di essere dinanzi ad un bis della cosiddetta manovra anticiclica di qualche tempo fa: adempimenti obbligatori a valere sul PO 2007 – 2013 e niente più. C’è da sperare che questo Piano dia risultati migliori, visto che quella manovra, al di là della propaganda ha prodotto una diminuzione del PIL del 5%, aumento della disoccupazione e della mortalità delle aziende, aumento delle famiglie povere e dell’indebitamento. Il tutto peraltro previsto e prevedibile visto che nel frattempo la Giunta Vendola ha continuato a ad aumentare le tasse regionali e a confermare l’aumento dell’Irap dell’1%. Più utile sarebbe stato se la Giunta Vendola avesse mutuato quel che prevedevamo nel nostro programma elettorale, ossia un raccordo stretto tra Scuola, Università, enti di formazione e imprese e il finanziamento diretto di contratti di formazione lavoro per giovani diplomati e laureati per un periodo più lungo e con uno stanziamento cospicuo di risorse. La formazione, per quanto d’eccellenza e per quanto importante, non garantisce di per sé l’ingresso stabile nel mondo del lavoro; la Regione  – conclude Palese –
avrebbe dovuto quindi creare un più efficace sistema di incentivi alle imprese che dopo la formazione, garantisca ai potenziali lavoratori di non restare fermi in un parcheggio di lunga sosta a continuare a formarsi senza riuscire a trovare lavoro”.

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