Ultima tornata di audizioni in Consiglio regionale in relazione al regolamento per il riordino ospedaliero, al disegno di legge sul Piano di rientro e all’altro regolamento sul  funzionamento dei distretti socio sanitari.

La I e la III commissioni consiliari riunite in seduta congiunta e presiedute da Dino Marino hanno ascoltato le osservazioni presentate dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia, dai sindacati medici (Anaao-Assomed, Cimo, AAROI e SNABI), Nuova Ascoti (ortopedici – traumatologi), Provincia di Lecce,  Cida-Sidirss (dirigenti del Servizio sanitario nazionale), Ordine degli assistenti sociali, Fimmg Puglia (medici di famiglia), Aiop (case di cura private) e Aris (Associazione religiosa istituti socio sanitari).
La mancanza di concertazione nella stesura dei provvedimenti in esame è stata lamentata dalla maggior parte degli intervenuti. I sindacati medici non si sono espressi in maniera pregiudizievole rispetto alla chiusura dei piccoli ospedali, visto che in diversi degli stessi spesso mancano le condizioni di sicurezza indispensabili sia per i pazienti che per gli operatori. Il ricorso all’istituto della reperibilità, ad esempio (che dovrebbe avere luogo solo nelle fasce orarie notturne e festive), avviene spesso a partire dalle ore 14 dei giorni feriali, tenendo contro che in sala operatoria è obbligatoria la presenza di due medici. Gli stessi medici sono obbligati dalle aziende a prestazioni aggiuntive, aggravate dal mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza. Il blocco del turn over nelle assunzioni previste nel piano di rientro preoccupa ulteriormente. Quindi sì alla chiusura dei piccoli ospedalieri, tenendo conto della tipologia delle aree in cui si va a intervenire,  a condizione di attivare correlativamente gli indispensabili servizi sanitari sul territorio. Altrimenti il rischio concreto è di un ulteriore ingolfamento con conseguente aumento delle liste d’attesa.  Peraltro in questo processo si pone anche l’esigenza di potenziare gli ospedali regionali di alta specializzazione con Dipartimento di Emergenza di II livello, per poter realmente puntare alla riduzione del rischio clinico. A questo proposito è stata sottolineata la mancanza in tutta la Puglia di un reparto di Terapia intensiva neonatale e pediatrica della quale è stata sollecitata l’attivazione.
Per l’Azienda ospedaliero universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia il regolamento prevede una decurtazione dai posti letto dagli attuali 1130 a 804. Il presidio si trova già a fronteggiare ora una preoccupante contrazione del personale, anche qui per via del mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato, cui si aggiungerà presto quello per il quale è prevista la quiescenza. Necessita, quindi, l’assunzione di altro personale (medico, infermieristico e tecnici di laboratorio), altrimenti diventa oggettivamente difficile garantire le funzioni didattiche e di ricerca, oltre che assistenziale,  che l’azienda deve statutariamente garantire.
La Provincia di Lecce ha chiesto ufficialmente l’attivazione, unitamente ai Comuni,  di un Tavolo istituzionale con il Presidente Vendola e l’Assessore Fiore.
La FIMMG ha espresso il forte rischio, insito nei provvedimenti in esame, di una forte marginalizzazione dei servizi territoriali. E’ stato citato l’accordo decentrato con i medici di famiglia che è stato raggiunto un anno fa (che prevede, tra l’altro,  dei progetti specifici in merito alle patologie cardiovascolari e al diabete) e che non è stato ancora approvato dalla Giunta regionale. Inoltre, l’introduzione del ticket di un euro per ricetta farmaceutica  potrebbe rivelarsi un boomerang, dato che ora tutti richiedono ai medici di base due pezzi o due specialità.
In merito, invece,  alla soppressione prevista di 300 posti letto per la case di cura private, l’AIOP ha chiesto di poter partecipare alla definizione dei relativi criteri in modo da non penalizzare i cittadini, sempre che questa operazione possa effettivamente contribuire a rispettare lo standard di 4 posti letto ogni 1000 abitanti, di cui 3,3 per acuti. L’Aiop, inoltre, ha lamentato lo scarso coinvolgimento delle proprie strutture nell’ambito del Servizio 118, laddove questo potrebbe servire a decongestionare i Pronto soccorsi degli ospedali pubblici.
L’atteggiamento contradditorio della Regione rispetto alla legislazione nazionale in materia di comunicazione e informazione istituzionale è stato sottolineato dalla CIDA-Sidirss, che ha chiesto una normativa uniforme in tutte le Aziende sanitarie della Puglia, attribuendo la valenza di Strutture complesse (al pari della Ingegneria clinica e del Sistema Informatico) ai relativi servizi,  che non possono essere posti sullo stesso piano del CUP e della Privacy (Strutture semplici) che non sono supportate da una normativa nazionale.
Infine l’Ordine degli assistenti sociali ha sottolineato diverse discrepanze  tra il regolamento sul funzionamento dei distretto socio sanitari e la stessa legislazione regionale, chiedendo di dare la giusta valenza alla categoria, in particolare con riferimento all’inserimento nella Unità di valutazione multidimensionale e alla figura del coordinatore socio sanitario.