In un piccolissimo e remoto villaggio, vivevano due vecchine, abbarbicate sulla cima del monte più alto, il monte “Bentivoglio”.
Era un monte bellissimo in primavera, ma pericolosissimo d’inverno, per tutti, tranne che per gli abitanti del posto, abituati al suo paesaggio, alle sue bellezze ed alle sue insidie.

Il lavoro principale di quel luogo consisteva nella produzione di saggina, nell’estrazione di diamanti, ormai sempre più rari da quelle parti; e nella ricerca di pagliuzze d’oro.
Vicerba ne aveva accumulate talmente tante, da aver deciso di decorare le sue scope di saggina in un bagno di polvere d’oro fusa.
Vivagra, invece, era più poverella e non aveva avuto la stessa fortuna della prima. In compenso, aveva accumulato tanto di quel carbone in casa, ricercando anche diamanti, per accendere la sua stufa, stirare e cucinare col suo bel pentolone, che tutta la sua casa e le sue scope, ormai, erano intrise di quel materiale.
Entrambe le vecchine, un giorno, erano sulla vetta del monte, in cerca di qualcosa con cui impreziosire le loro scope, quando udirono gridare: “Aiuto, aiuto!”.
“Chissà chi è?!” – si domandarono entrambe, correndo in direzione del suono udito; e furono così leste e brave, da giungere all’unisono sul posto.
“Che ci fai tu qui?” – domandò alterata Vicerba all’altra.
“Di certo, non sono venuta a trovare te, vecchia balorda!” – ribattè Vivagra.
Com’è evidente, le due non potevano proprio sopportarsi, ma misero prontamente da parte le loro beghe non appena quel suono si ripetè nell’aria.
“Aiuuuuutooooo!” – in tono sempre più stridulo e disperato.
Era il grido di un bambino. Si era allontanato dai suoi genitori, in vacanza lì, finendo non solo col perdersi, ma col farsi anche male, scivolando e cadendo rovinosamente in un fosso.
“Oh povera stella! Ti fa molto male?” – domandò Vicerba.
“Siii, buaaaahhh” – rispose il bimbo, piangendo disperatamente.
“Non temere!” – lo rassicurò Vivagra – “Ora ci siamo qui noi!”.
“E chi vi conosce? Io voglio la mammaaa” – pioggerellando di nuovo dagli occhi.
“Bell’ingrato che sei!” –   “Ma tu guarda questo!” – furono i brontolii delle due vecchine.
“Ad ogni modo, ti aiuteremo lo stesso” – riprese Vicerba.
“Portiamolo da me” – rispose Vivagra – “Ho molte erbe officinali a casa, sarà un giochetto da ragazzi curare quella brutta escoriazione. In men che non si dica, sarai di nuovo in piedi!” – toccando con l’indice il nasino del bambino.
“No, no, non voglio! Sei brutta e sporca! Voglio lei!” – indicando Vicerba – “Brilla come una stella!”.
“Ma che c’entra? È per il tuo bene!” – mentre l’altra gongolava.
Dato che il bambino piangeva di nuovo, lo accontentarono e, acconciando le loro scope a mo’ di lettiga, trasportarono il piccolo a casa di Vicerba.
Qui, Tommaso si trovò talmente bene che non voleva andarsene più, nemmeno una volta guarito, grazie a Vivagra.
Questa, però, era preoccupata anche per i genitori del piccolo: “Chissà come saranno preoccupati!”.
Decise, così, di recarsi nell’unico hotel del paese e chiedere se vi risiedessero dei cittadini, visto che il piccolo si ostinava a non voler dire chi fossero i suoi genitori.
In effetti, li trovò immediatamente, anche perché avevano allertato tutto il paese ricercando il loro piccolo.
“Così sei stata tu! Brutta rapitrice di bambini!” – inveì la mamma contro la vecchina.
“Ma, tesoro, che dici?” – intervenne il marito – “Ti pare che sarebbe venuta da noi se così fosse stato? La scusi, è che è un po’ troppo agitata. Ora avviso la polizia che è tutto a posto. Grazie davvero!”.
Vivagra non se la prese, capì la situazione e spiego tutto, nei minimi particolari, fornendo una descrizione dettagliata del luogo in cui si trovava il bambino e della persona che lo accudiva.
Giunti a casa di Vicerba, Tommaso, dimentico di questa, suscito la sua gelosia nei confronti dei suoi genitori, tuffandosi tra le loro braccia; e la sua rabbia nei riguardi di Vivagra.
“È tutta colpa tua!” – sbottò Vicerba.
“E di cosa? Ho fatto ciò che era giusto fare! Quel bambino non ti appartiene, e poi … guarda come sono felici!”.
“Scusate se vi interrompo” – intervenne la mamma – “Non so davvero come ringraziarvi per quello che avete fatto. Chiedete pure quello che volete, saremo lieti di ricambiare il bene compiuto”.
“Qualsiasi cosa davvero?” – chiese, un po’ infingarda, Vicerba.
Vivagra, intuendo le sue reali intenzioni, ossia impossessarsi del piccolo Tommaso, intervenne prontamente, fermandola poco prima che parlasse.
“No, no, non si preoccupi! Ci mancherebbe! Era nostro dovere!”.
“Siete sicure?” – chiese il padre – “Io sono una persona abbastanza facoltosa, basta che chiediate e …”.
“ … e va bene così!” – ribatté Vivagra, togliendo, per un soffio, la parola a Vicerba.
Piuttosto, al momento del commiato, Vivagra ci tenne a regalare loro una delle sue scope.
“Sarà pure color carbone, ma è vera saggina, ed è beneaugurante, ed io vi auguro davvero ogni bene!”.
“Ve ne do’ una anch’io” – intervenne Vicerba – “Le mie scope sono molto più belle e preziose, e poi piacciono tanto a Tommaso!”.
Da quel giorno, passarono mesi e arrivò, nuovamente, il periodo natalizio.
Il papà di Tommaso volle tornare a trovare quella vecchina così gentile ed umile, tanto più che la sua scopa gli aveva portato veramente bene: aveva scoperto dei diamanti in una miniera, in cui stava dirigendo dei lavori.
“Oh! Ne sono veramente felice! È riuscito dove io ho fallito tante volte! Sono davvero contenta per lei. Ma … sua moglie?”.
“Beh …” – non fece in tempo a finire la frase, che scoppiò a ridere.
“Si ricorda … la scopa … eh eh …d’oro? Mi scusi, ma non ce la faccio!” – riprendendo a ridere.
“Ma che è successo? Mi spieghi!”.
“È successo che … uh uh uh …le piaceva così tanto che l’ha rimirata e lucidata ogni giorno, e se l’è contesa col figlio!”.
“E allora?”.
“E allora, ah ah ah, lucida oggi e lucida domani, è diventata semplice saggina, e, per di più, le sono venute verruche e bitorzoli sul viso”.
“E lei ne è contento?” – chiese, stupefatta, Vivagra.
“Si, perché accade una volta l’anno. La scopa la prende in groppa e la porta in giro a distribuire dolci, se si arrabbia diventa color carbone, e mio figlio va dicendo a tutti che è figlio della befana! Non immagina che spasso! Una punizione esemplare per una persona così vanesia, e per mio figlio! I dolci e i doni deve regalarli lui, altrimenti la scopa non smette di seguirlo e spingerlo. Ah, ah, ah!”.
“Passerà, vedrà, non appena Vicerba tornerà dalle vacanze. Sa, per una vera befana come lei …” – mentre lui smise di ridere all’improvviso e rimase a bocca aperta, dicendo: “Ma … allora …”.
“Si mio caro, qui siamo nel villaggio delle befane. Io sono quella vera, Vicerba la mia sostituta, e, malgrado le apparenze, ci vogliamo bene. Il nome del monte l’abbiamo scelto noi, e la sua magia non avrebbe mai funzionato se non ci fosse stato un po’ di egoismo nei suoi familiari. Certo, io avrei agito diversamente, ma sa, Vicerba è un po’ cattivella! Non per niente, le regalo sempre carbone, eh, eh, eh!”.

Fine
Ogni riferimento a fatti, luoghi, vicende narrate, personaggi, è puramente casuale e frutto di inventiva del narratore



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