Le indiscusse protagoniste del Carnevale sono le maschere, particolarmente quelle classiche e più conosciute che appartengono alla tradizione e storia italiana, ciascuna di esse con una storia interessante alle spalle.

Arlecchino, maschera italiana della Commedia dell’Arte e successivamente maschera di carnevale, protagonista o personaggio di numerosissime commedie, pantomine e balletti, italiani ed europei.Il suo nome  è forse corruzione di Alichino, un diavolo che Dante nomina nella Divina Commedia tra i seguaci di Malebranche. La tradizione vuole che egli sia nato a Bergamo Bassa, e Brighella, suo frequente compagno di avventure, a Bergamo Alta: il suo carattere di servo sciocco (egli è una delle varianti dello Zanni, il servo tipico della Commedia dell’Arte), ma dotato di corpo agilissimo ed una illimitata ingenuità che gli consente di compiere imprevedibili gesti mirabolanti, si contrappone appunto a quello di Brighella, furbo ed abile, ma privo di qualsiasi estro e poesia. Ingenuità, agilità e poesia, sono appunto le doti fondamentali che lo accompagnano attraverso i secoli, dalla seconda metà del ‘500 in poi, ed attraverso il mondo, ovunque sia esistito un palcoscenico oppure anche solo un palco primitivo adatto alle esibizioni dei comici italiani.

Il suo costume, inizialmente costituito da stracci variopinti ad indicare l’avvilimento di una condizione sociale, andò fissandosi nel ‘600 nella forma che è nota a tutti, e cioè una lunga blusa e pantaloni stretti in fondo, di stoffa disegnata a losanghe di colori diversi. In testa ha un cappelluccio di cencio bianco, in mano una spatola di legno, forse scherzosa satira della clava d’Ercole. Sul volto porta una maschera intera, nera e ferina, ridotta dalla fine del ‘700, ad una mezza maschera. Egli si accattivò molto presto le simpatie del pubblico più di ogni altra maschera, sicchè verso la fine del ‘700, divenne il protagonista in Italia, e poi in Francia, d’infiniti lavori teatrali. Particolare fortuna ebbe in Inghilterra, dove la seconda parte delle pantomumes, che sono a tutt’oggi gli spettacoli popolari più famosi, è dedicata all’”arlecchinata” e cioè alla trasformazione di Arlecchino vittima in Arlecchino – vincitore e deus ex-machina della vicenda rappresentata.

Nella Commedia dell’Arte, accanto ad Arlecchino compare  sempre Colombina o Arlecchina (ed anche Corallina, Smeraldina, ecc.), una servetta furba e graziosa, che nonostante gli faccia patire mille pene d’amore torna sempre a lui. Anche Colombina o Arlecchina indossa spesso un abito a losanghe colorate.

La storia del teatro ricorda una gloriosa serie di grandi Arlecchini: tra questi, ricorderemo Domenico Biancolelli nella seconda metà del ‘600, attiva prevalentemente in Francia; Carlino Bertinazzi e l’inglese John Rich nel ‘700, infine Marcello Moretti, ultimo grande Arlecchino italiano che, nella commedia “Il servitore di due padroni”  di Carlo Goldoni, fece rivivere con immenso successo l’immortale, maschera oltre che in Italia, nei principali teatri di tutto il mondo.

ATTENZIONE: i commenti non sono moderati dalla redazione, che non se ne assume la responsabilità. Ogni utente risponderà del contenuto delle proprie affermazioni.