Al termine del girone d’andata è tempo di bilanci.  Quello del Lecce, al momento, sembra deficitario. Ma c’è la grande prestazione di Roma che potrebbe rappresentare la svolta…

Nello stilare queste note non posso e non debbo lasciarmi influenzare dagli ultimi avvenimenti, altrimenti anche le valutazioni risulterebbero alterate, tuttavia mi sembra difficile poter fare una valutazione su questa squadra dal momento che, ancora oggi, non so  quale sia; è il Lecce delle partite con Genoa, Sampdoria, Bari, Cagliari oppure quello di Palermo, Napoli, Roma? Come scriveva il Manzoni: “ai posteri l’ardua sentenza,nui chiniam la fronte….”
E, solo per doveroso aspetto cronologico, debbo necessariamente rifarmi all’ultima prestazione, quella contro la Lazio, che ha presentato un Lecce che non ci si aspettava, perché diverso nel gioco, nello spirito di squadra, e nell’interpretazione della partita. Ma è da un intero girone che tutti noi tifosi ci scervelliamo per individuare quale è il Lecce, che dibattiamo sul valore tecnico dei calciatori e sulle capacità del tecnico, che cerchiamo di scoprire i veri autori degli acquisti e se ci sono divergenze fra presidente e tecnico; certo la risposta non ce la daranno mai gli aventi causa ma saremo noi a dover dibattere per darci una risposta.
Con queste note, di seguito scritte, proverò anch’io a dire la mia. Parto dal tecnico: non si può, ed a mio parere non si deve, valutare un tecnico alla stregua di un singolo calciatore e, pertanto, lo si fa passare nell’arco di tre giorni da una valutazione di 4,5 ad un’altra di 7,5. E’ vero che a scuola si poteva sbagliare un compito e, pertanto, ci potevano essere valutazioni diverse ma per un tecnico la valutazione da fare attiene alla globalità del suo lavoro.  De Canio non può passare dal poster di by Tonitti “ De Canio, abbande!”  a geniale stratega della panchina; a tal proposito invoco un po’ di senso della misura. Il nostro tecnico non è, non è stato e non sarà più un mago della panchina;  il suo palmares è onesto e dignitoso, non ha mai allenato grandi squadre ma ha fatto la sua gavetta ottenendo come massimo risultato il poter allenare in serie A una squadra di media classifica ( Allegri, suo giocatore, Leonardo, Mourinho, Guardiola, rappresentano casi a parte ); si tratta di persona, comunque competente, che bisogna lasciar lavorare senza tenerlo sempre sulla graticola  ed al quale rinnovo il mio auspicio di non essere troppo “riconoscente” con nessuno. Per me vale, comunque, la sufficienza.
A seguire metto i calciatori. In questo Lecce, molto allineato come valori, è difficile parlare di prime o seconde linee dal momento che non ci sono picchi particolari di eccellenza che possono costituire riferimento certo agli altri  e, laddove ci siano, sono carenti dal punto di vista dinamico e, pertanto, è assolutamente necessario,e qui il tecnico deve fare uno sforzo tecnico-intellettuale, dare un gioco tale che tutti, dico tutti i calciatori, siano in grado di interpretare. Qui non abbiamo gente duttile (lo Zanetti o il Gattuso della situazione) che possa con disinvoltura essere impiegata in diversi ruoli ma, piuttosto, dei buoni artigiani che sanno fare dignitosamente il loro mestiere ed ai quali non bisogna chiedere più di quanto non possano dare. Tolti sette o otto in esubero, anche ai restanti darei da 6 a 6,5 (solo un paio).
Alla luce di quanto detto, mi spiego perché le prestazioni siano così diverse: non vengono schierati  mai i migliori del momento, ma si va sempre alla ricerca di un modulo ad hoc per ogni singola partita. De Canio afferma il vero quando dice che il Lecce può battere chiunque ma, è altrettanto vero, che, facilmente, può perdere con chiunque.  Se con calciatori che potrebbero battere chiunque ci si trova al termine del girone d’andata al terzultimo posto con 18 punti e 18 reti fatte e 36 subite, significa che c’è qualcosa di negativo da scoprire e rimuovere. Se Munari e Jeda (ultima positiva scoperta ignorata per molto tempo) dicono:”ripartiamo da qui”, chiedo loro perché si è impiegato tanto tempo per mettere in moto la macchina. Al tecnico che afferma con giusto orgoglio di aver fatto giocare in prima squadra Bertolacci,classe 1991, che altri farebbero giocare  in Primavera, (in altri posti i diciottenni giocano nelle squadre di vertice),  rispondo auspicando che lo faccia giocare ancora e non venga subito messo da parte per lasciare il posto a qualche “senatore” al quale darei una dignitosissima panchina invitandolo a dare il suo contributo nell’ultima mezz’ora, ove serva, alla Altafini maniera ( i più anziani ricorderanno!). Dalla società auspico un atteggiamento meno “titubante” nei riguardi del tecnico. Si sia chiari: o ci si crede o lo si rimuove ma se ci si crede,  lo si lasci lavorare in pace, unitamente al suo staff formato da gente capace ed attiva (vds Rizzo e Lorieri).
Contro il Milan, quale Lecce ci toccherà di vedere? Mi auguro quello di Roma, indipendentemente del risultato che si potrà conseguire, ma credo, visto l’andazzo e  infortuni a parte, che non sarà così perché se ne cambieranno almeno quattro!

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