A differenza di tutti gli altri tumori, il cancro al collo dell’utero ha una causa certa: il Papilloma Virus Umano. L’HPV è, tra l’altro, responsabile di un’ampia gamma di ulteriori patologie tra cui i condilomi, le lesioni cervicali e le neoplasie anogenitali.

Si tratta di una malattia, la cui infezione avviene attraverso i rapporti intimi, diffusa fino al 75% della popolazione sessualmente attiva. Una percentuale che fa riflettere, soprattutto se si pensa che il picco si riscontra tra le adolescenti e le giovani adulte fino ai 25 anni d’età. Nella maggior parte dei casi (70-90%) l’infezione è transitoria e guarisce spontaneamente, quindi il tumore non si sviluppa. Da sottolineare come ogni anno il cancro al collo dell’utero viene diagnosticato a circa 470.000 donne delle quali 33.500 in Europa e 3.500 solo in Italia. Circa la metà di esse muore: 15.000 i decessi in Europa, 1.100 in Italia. Nel nostro continente rappresenta la seconda causa di morte, dopo il cancro alla mammella, tra le donne in età compresa tra i 15 e i 44 anni. La prima nei Paesi in via di sviluppo, dove è il tumore femminile più frequente.
Per combattere il papilloma si dispone ormai di strumenti validi: il pap-test, i programmi di screening e ora anche il vaccino, la cui efficacia è stata già provata su oltre 20.000 ragazze e donne in 33 paesi di tutto il mondo. Esso costituisce uno scudo protettivo che impedisce al virus di entrare nell’organismo e, in seguito, di proliferare. I test condotti confermano che la protezione clinica continua nel tempo e che la memoria immunitaria esiste. Ovviamente il vaccino non è terapeutico, ovvero non cura le lesioni o le infezioni già presenti.
La campagna vaccinale anti-hpv e’ stata avviata in Italia dal 2007 in modo esteso e gratuito per le adolescenti nate nel 1997 e prevede di raggiungere entro il 2013 una copertura del 95% attraverso la somministrazione di tre dosi di vaccino. I dati provvisori, aggiornati al primo semestre 2010, sono stati resi noti in occasione del convegno “La vaccinazione tra diritto e dovere”, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, e tracciano un primo bilancio sicuramente positivo: il 59% delle adolescenti nate nel 1997 ha completato la somministrazione del ciclo vaccinale.
La risposta a questa vaccinazione, però, ha fatto registrare un’alta variabilità regionale, con punte dell’80% in Basilicata e del 78% in Puglia contro il 34% della Sicilia e il 27% della Campania. Questo significativo divario dimostra che “l’attività locale e la comunicazione fanno la differenza”-afferma Stefania Salmaso, Direttore del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Iss, aggiungendo che tale campagna vaccinale “rappresenta”, non a caso, “un banco di prova per la sanità pubblica”.

Maura Corrado

 

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