Al termine dell’incontro è stato diramato il seguente comunicato: Il piano di riordino ospedaliero non è un atto autonomo della programmazione della Regione Puglia ma un’imposizione del governo Berlusconi e del ministro Fitto.

E’ stupefacente, pertanto, l’atteggiamento della destra che con una mano punta la pistola alla tempia del governo regionale, minacciando di non erogare 500 milioni di euro destinati a far funzionare la sanità pugliese se non si approva un piano di rientro “lacrime e sangue”, e con l’altra promuove allarmismi e agitazioni strumentali.

Il PD sta già lavorando per introdurre una seria di modifiche nel piano di riordino degli ospedali.
Domanda: il pdl, compreso l’ineffabile sindaco di Lecce, è capace di sostenere e far passare queste modifiche anche a Roma? E’ in grado di coinvolgere il ministro Fitto e convincerlo che le misure decise a Roma rischiano di aggravare il livello delle prestazioni sanitarie in Puglia?

Il PD farà la sua parte e dirà al presidente Vendola che la soppressione dell’ospedale di Campi è inaccettabile nel metodo e sbagliata nella sostanza.

E’ inaccettabile perché, sino a qualche giorno fa, tutte le ipotesi presentate ai consiglieri di maggioranza, e puntualmente riportate dalla stampa, prevedevano “solo” la cancellazione di 10 pl di day surgery. C’è da capire, pertanto, quale fulminazione è intervenuta per modificare un orientamento che, per quanto molto discutibile, lasciava aperta una possibilità di confronto.

E’ sbagliata perché l’eventuale chiusura creerà nuovi disservizi nell’area del Nord Salento e ingolferà pesantemente il “Fazzi” di Lecce.

Su questa struttura si riversa già la città di Lecce (100 mila abitanti) e l’area più vicina al capoluogo (Monteroni, Cavallino, San Cesario, Lizzanello, Melendugno, Lequile, ecc…..). Escludendo l’attrazione che l’ospedale leccese esercita su tutta la provincia è possibile stimare in almeno 220-240 mila l’attuale bacino di riferimento. Se si chiude Campi, sede di un distretto di circa 90 mila abitanti, si scaricheranno sul “Fazzi” anzitutto le migliaia di prestazioni erogate dal pronto soccorso (circa 12mila) e i bisogni di altre decine di migliaia di abitanti. E’ facile prevedere, a quel punto, che interi reparti scoppieranno visto che gia  oggi per alcune specialità (chirurgia e ortopedia), salvo casi urgentissimi, l’attesa è di oltre un anno.

Il Partito Democratico aveva già da tempo evidenziato i rischi di questa situazione, al contrario del centrodestra che esce solo oggi dal letargo, richiedendo l’ampliamento del pronto soccorso, ora previsto, che metterebbe il Fazzi in condizione di assorbire anche le previste 12mila nuove richieste, come gli stessi dirigenti sanitari leccesi ci hanno oggi confermato. Nello stesso modo, inoltre, era nato il progetto di potenziamento complessivo del nosocomio leccese. Quello che oggi chiediamo con forza è un’accelerazione dei tempi di realizzazione di queste opere. Realizzazione che comunque rischia di andare ad infrangersi contro la ghigliottina tempistica, imposta dal governo nazionale per l’attuazione dei tagli dei posti letto.

Tutto ciò era già ben presente nella proposta contenuta del Pal della asl Lecce, così come era prevista la trasformazione dello stabilimento di Campi in ospedale distrettuale, con l’attivazione dei reparti di chirurgia e ortopedia e dell’unità semplice di ostetricia –oltre che la riconferma degli altri servizi attivi. L’obiettivo era di filtrare l’utenza per Lecce, concentrando sull’ospedale di Campi prestazioni di media complessità.

Questa proposta, che non ha carattere campanilistico, noi la sottoporremo all’attenzione della commissione sanità regionale. La destra è in grado di fare altrettanto e spingere il suo governo a non avere un atteggiamento punitivo contro i pugliesi?

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