Vignetta Massimo Donateo“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

La brioche e il granoturco

Avevo l’urgenza di togliermi un peso, un versamento che dovevo fare da settimane, e sono andato all’ufficio postale.
Girato l’angolo della strada delle Poste ho visto un folto gruppo di persone davanti ai portoni chiusi. Da vicino ho notato il cartello: SCIOPERO. Mi sono sentito mancare. Niente mi deprime di più di un programma di commissioni che se ne va in fumo. Fare un programma di commissioni è uno sforzo incredibile di razionalizzazione del tempo e delle azioni, che scaturisce dal rifiuto di eventi come questo. Andare alle Poste è un evento ineludibile, che non tollero. Si immagini allora quanto emozionalmente sconvolgente possa essere la reazione di uno che si trova di fronte ai portoni chiusi dopo essersi convinto che non si può non andare alle Poste!
Per fortuna la gente m’incuriosisce e ha il potere di distrarmi. Uomini e donne, pensionati, giovani, ragazzi e ragazze con buste o moduli in mano. Una ragazza ne aveva un pacco. Ho afferrato chiacchiere e commenti.
Un uomo di mezza età parlava con due vecchiette sventolando una grossa busta. La fronte di tutti era verso i portoni e il gruppo formava una cupola, come una ventosa sui vetri.
L’uomo con la grossa busta  ha detto:   Io saprei sbrigare da me questa raccomandata, se ci fosse un ingresso secondario dalla parte opposta del palazzo. –  
Sembrava parlare a tutti, ma guardava me. A questo punto mi sono ricordato di Kurt Lewin e i suoi studi.

Kurt Lewin impostò la sua “teoria del campo” utilizzando la Topologia e prendendo in prestito dalla Fisica alcuni concetti come “forza, valenza, tensione”. Prima di dedicarsi agli studi di psicologia sociale e dare importanti contributi negli anni Quaranta, affrontò il tema del conflitto e della frustrazione in modo originale parlando appunto di regioni, di valenze, di intensità della forza.  Arrivò a conclusioni di questo tipo: se una persona è in conflitto tra due “regioni” positive, cioè è attratta con la stessa forza, per esempio, da un panino e da una brioche, questa persona si trova nel punto in cui le forze nelle due diverse direzioni si bilanciano,  rischia di rimanere bloccata e perdere il panino e la brioche.
Ipotizzando che non ci sia nessuno dietro le spalle di questa persona pronto ad approfittare della sua indecisione, e che le persona infine decida e allunghi la mano verso il panino, la forza verso questa “regione” aumenta, mentre diminuisce la forza verso la “regione” della brioche. L’individuo si è sbilanciato, e questo lo favorisce nel mantenere la decisione: è molto probabile insomma che gusti il panino. L’indecisione verso due “regioni” positive può durare poco, e non è un problema.
Cosa accade quando le “regioni” sono ambedue negative? quando l’individuo deve scegliere, e non può esimersi, tra due bevande che non sopporta: una limonata calda e un caffé senza zucchero? Se allunga la mano verso la limonata, la forza, questa volta negativa, aumenta e il poveretto ritira la mano e la protende verso il caffé, ma succede la stessa cosa. L’indecisione verso due “regioni” negative può durare molto: è un problema.
E ancora: cosa succede se c’è un panino con la mortadella, che al nostro soggetto piace tanto ma che non può mangiare per via del colesterolo? Questa volta un’unica “regione” è insieme positiva e negativa ed egli resta immobile nel punto di equilibrio: incapace sia di andarsene sia di afferrare il panino: problema grosso.
Le ipotesi di Lewin furono confermate dalle ricerche di altri studiosi.
Egli poi analizzò a fondo un particolare tipo di conflitto, che viene più propriamente chiamato “frustrazione”. Si tratta di una barriera che si frappone tra noi e la brioche
( supponendo che la brioche piaccia a tutti i lettori ). Come reagiamo? Ce ne andiamo via mortificati. Se invece ci accorgiamo che possiamo aggirare l’ostacolo e prendere la brioche, pure facendo il giro dell’isolato, facciamo il giro dell’ isolato. Ciò è meraviglioso per la nostra intelligenza e per quella del cane. Infatti anche il cane, se non è molto affamato, fa il giro dell’isolato. Un pulcino o un papero no: posti in una situazione di “aggiramento”, rimangono incollati al vetro dietro al quale c’è il granoturco.

L’uomo che diceva di essere in grado di sbrigare una raccomandata ha aggiunto: “Se ci fosse un ingresso secondario dalla parte opposta del palazzo”. A questo punto ho pensato all’ “aggiramento”. Se ci fosse stato un altro ingresso, l’uomo con la grossa busta avrebbe raggiunto l’obiettivo aggirando l’ostacolo, cioè allontanandosi dal portone. Ciò vuol dire che in casi analoghi l’uomo e il cane risolvono la frustrazione momentaneamente allontanandosi dalla meta: la direzione della forza non è più nella direzione della meta, ma nella direzione verso la prima tappa che porta alla meta. Insomma non è facile allontanarsi dall’Ufficio postale o dalla brioche o dal granoturco. C’è chi riesce e chi no.
L’uomo scherzava; sapeva che non c’era un ingresso secondario e che comunque l’avrebbe trovato sbarrato. Intanto io ormai illuminavo gli eventi con la luce della mia intelligenza e concludevo che l’ “aggiramento”, in quella situazione davanti al cartello  SCIOPERO, era in una dimensione temporale: la prima tappa era “far trascorrere l’intera giornata”. Non era possibile altro “aggiramento”. Ho guardato me stesso e poi tutti gli altri che restavano con la faccia rivolta verso il  portone ( compreso l’uomo con la grossa busta ) e ho pensato al granoturco. . .  la pulcinità! No, io no, e me ne sono andato.

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