E’ stato approvato con 40 voti favorevoli, 21 contrari ed uno di astensione, il disegno di legge sul piano di rientro e riqualificazione del sistema sanitario regionale 2010-2012 concordato nell’accordo sottoscritto il 29 novembre 2010 tra i ministri della salute e dell’economia ed il presidente

 

 

della giunta regionale. Un esito, quello del voto assicurato dall’intera maggioranza e sostenuto anche dall’Udc, abbastanza scontato; molto meno scontato la conclusione dell’intervento dell’assessore alla salute Tomaso Fiore che dopo una precisa e puntigliosa risposta tecnica alle osservazioni avanzate dai consiglieri, ha affidato ad alcune frasi finali l’ipotesi di sue dimissioni dall’incarico.
L’assessore aveva chiuso la lunga replica sostenendo che le criticità sulla governance sollevate da diversi consiglieri negli interventi succedutisi nel corso della seduta e contenute anche nella relazione del presidente della Commissione sanità, il democratico Dino Marino, richiedevano nell’immediato futuro un confronto politico. Considerando conclusa la sua azione politica con l’approvazione del piano di rientro, Fiore assicurava i consiglieri regionali che non lo avrebbero rivisto più in quell’aula.

Parole sibilline il cui significato l’assessore Fiore ha spiegato a margine dei lavori consiliari, confermando, a conclusione delle procedure previste dal piano di rientro e già avviate, l’intenzione di rimettere nelle mani del presidente Vendola il mandato di assessore alla salute. Intanto il Pdl parla di strappo all’interno della maggioranza: “La relazione al Piano tenuta dal Presidente della Commissione Sanità, Dino Marino, ha praticamente sconfessato l’intero Piano, andando nello stesso senso in cui vanno le nostre critiche di sempre, con la differenza che noi, coerentemente abbiamo votato contro, mentre il Pd ha votato a favore del Piano, praticamente contro Marino…

Il nostro voto contrario – spiega il capogruppo del Pdl, Rocco Palese – era noto e motivato da tre ragioni: manca un coraggioso taglio della spesa per acquisto ingiustificato di beni e servizi da parte dei Direttori Generali; mancano norme strutturali di contenimento e taglio della spesa, manca un nuovo modello di organizzazione funzionale. Noi avremmo fatto diversamente e Vendola poteva e doveva fare diversamente perché il Governo nazionale non ha imposto in alcun modo alla Puglia né il Piano di Rientro né i contenuti”.
Sembra che proprio queste criticità all’interno del Pd abbiano spinto l’assessore Fiore a presentare le inattese dimissioni in aula durante i lavori, dimissioni che il presidente Vendola scongiura.

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