Ci potranno essere tutte le  giustificazioni tecniche possibili che siano a corredo di questo 4 a 2 con il quale il Palermo ha battuto il  Lecce, ma non si potrà assolutamente dire che non sia stata una bella partita, almeno sul piano emozionale.

Certo al tifoso leccese resterà l’amaro in bocca, e che amaro! rappresentato dall’ennesimo colpo che la squadra avrebbe potuto realizzare;  ma si sa, molto spesso, come titolava un famosissimo film  “i sogni muoiono all’alba”, non sempre questo riesce. Allora mi sembra inutile pigliarsela con Tizio o Sempronio quando mi sembra più giusto rendere onore e merito a tutti coloro che hanno contribuito a fornire questo che, ripeto piaccia o no, è stato un bello spettacolo. Pertanto “Chapeau!
Questa premessa non mi esime, però, dal fare qualche valutazione inerente alla partita stessa. Credo, intanto, che ci abbia suggerito di stare sempre e comunque con i piedi per terra lasciando che i tifosi si sbizzarriscano su facebook  sognando, forse, in maniera esagerata. Questa partita ci deve far capire che, se è vero che il calcio non è matematica, è altrettanto vero che, quasi sempre, le differenze tecniche emergono e non c’è da pigliarsela con nessuno. Mi sembra, pertanto, ingeneroso prendersela con Ferrario e Fabiano colpevoli di non aver abbattuto a fucilate Pastore ed Ilicic o, anche, Hernandez nelle azioni dei gol. Due giocatori alti e prestanti, un po’ troppo lenti, non potevano contrastare efficacemente due giocatori altrettanto alti, ma agili e con doti tecniche individuali decisamente superiori alla media come tutti abbiamo potuto constatare. Se in partita non ci fossero errori o distrazioni, si finirebbe sempre 0 a 0; il risultato, in genere, si modifica perché ci può essere l’errore del singolo ma, non scordiamolo, ci sta anche il valore della controparte agonistica.
Non è stato il Lecce a sbagliare, direi, piuttosto, che è stato il Palermo a migliorare; del resto, schierare Miccoli fin dall’inizio è stato per Delio Rossi un azzardo del quale poteva ipotizzare il risultato. Dalla mia esperienza di frequentatore di campi di calcio, non ho mai, dico mai, visto Miccoli giocare a Lecce una partita “decente”. Le sue prestazioni sono sempre state incolori e timide e, tante volte, i tecnici hanno preferito tenerlo in panchina. E’ ovvio che questo ragazzo risenta in modo particolare della sua “leccesità”, però dobbiamo onestamente ammettere che così facendo, lascia sempre la sua squadra in dieci, mutando in maniera consistente l’andamento del match. Ora, poiché tutti siamo d’accordo nel riconoscere in Delio Rossi notevoli capacità come tecnico, dobbiamo anche riconoscergli che si tratta di persona intelligente ma non fesso, pertanto a Miccoli da la chanche di giocare davanti  al suo pubblico  che viene ripagato con un gol strepitoso, ma nella ripresa, però, lo lascia fuori perché il Palermo è venuto a fare la partita e non stare dietro ai sogni, quantomeno strani, del suo capitano. Allora, cosa che a qualcuno è sembrata strana, il Palermo ha fatto il Palermo con i suoi gioielli che, liberati dalle ubbie e dalle paturnie del capitano, hanno potuto far vedere il meglio di sé. Certo, Fabiano e Ferrario non ringraziano di certo.
Traggo spunto da quanto accaduto con Miccoli per esprimere una mia valutazione  quando accadono questi episodi. Chissà perché la tifoseria accetta le “pagliacciate” della maglia tolta, con regolare e giusta ammonizione che può anche compromettere intere partite, ed invece è così “oltranzista ed integralista” nel non capire che, per un giocatore, qualsiasi giocatore, anche il bambino dell’oratorio, la segnatura di una rete è qualcosa di gioioso e bello e che va, comunque, festeggiato. Assistiamo, invece, ai Matri, che realizzano ben due reti e non possono esultare, assistiamo ai Miccoli che ci propinano, addirittura, il pianto o lo sconvolgimento, oppure ad altre manifestazioni di compressione della gioia e dell’entusiasmo. Lo so, sono un uomo all’antica e dico che al posto di Miccoli avrei esultato per il preziosismo tecnico evidenziato. A Miccoli mi sento di suggerire che se il suo amore per Lecce è tale e tanto, potrebbe andare da Zamparini, rescindere il suo lauto contratto (sembra 1,8 mln di euro) e venire a Lecce per 400 o 500 mila  euro; così facendo appagherebbe al massimo la sua leccesità e ci eviterebbe queste sceneggiate al limite del credibile. Venire a fine carriera non ha senso e la società dovrebbe dire: grazie,no!
Tornando al calcio giocato, speriamo che questa legnata non incida più di tanto. Le prossime quattro partite sono molto difficili: con due concorrenti, entrambe fuori casa, Catania e Brescia e con due grossi calibri, tipo Juve e Roma, in casa.
Cerchiamo di stare in campana. Palermo è passato!

 

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