“Il richiamo dei Vescovi di Puglia sulla necessità e l’urgenza dei consultori familiari trova concorde l’Udc che da tempo chiede l’apertura di un tavolo di confronto sull’argomento e la creazione di un intergruppo consiliare aperto

che porti avanti un’analisi approfondita ed un dibattito costruttivo su tematiche fondamentali per il bene comune, tra cui la tutela e le promozione della famiglia ed il rispetto della vita umana sin dal concepimento”. Lo ha detto il presidente del Gruppo Udc alla Regione Puglia, Salvatore Negro, dopo l’appello dei Vescovi pugliesi, riuniti in questi giorni a Lecce, per la istituzione dei consultori familiari.
“Insieme al Forum delle Famiglie – ha ricordato Salvatore Negro – diciamo “no” alla eccessiva “sanitarizzazione” dei consultori familiari che non possono essere pensati come meri presìdi di natura socio-sanitaria, ma vanno immaginati e ispirati a principi come quello della sussidiarietà e della solidarietà, in modo che la capacità di dare ascolto e consulenza alle famiglie sia estesa anche ad altri profili di grande interesse per la vita delle stesse famiglie, tra cui, ad esempio fisco e tariffe, scuola, educazione, accesso ai servizi. L’obiettivo deve essere quello di offrire alle famiglie pugliesi una grande opportunità in termini di servizi, consulenza e assistenza relativamente a tutte le aree di interesse per la vita della famiglia e dei suoi componenti”.
“L’Udc di Puglia – ha continuato il capogruppo – rivendica la dimensione di forte integrazione socio-sanitaria dei servizi erogati dai consultori familiari, la cui concreta attuazione, se da una parte richiede il rafforzamento organizzativo perseguito con gli atti regionali già emanati dalla Giunta (D.G.R. 405/2009 e 735/2010), dall’altra esige un contestuale potenziamento dell’offerta complessiva del sistema per le politiche familiari nel territorio regionale. Un obiettivo – ha concluso Salvatore Negro – già indicato nel recente Piano Regionale per le Politiche Sociali dove si sostiene che “la famiglia è insieme il perno intorno a cui ruota la comunità locale e la principale risorsa su cui costruire una politica attiva per l’inclusione sociale di soggetti svantaggiati così come un percorso di cura domiciliare per una persona in condizioni di non autosufficienza”.