La scrittrice, che per protesta insieme a Ciampi e a tanti altri è uscita dal Comitato dei Garanti per le celebrazioni del cento cinquantenario, ha raccontato a Fatti e opinioni: “Hanno tagliato i finanziamenti drasticamente, si trattava di decidere sul nulla”. E il principe, storico e ambientalista Nicola Caracciolo: “Bisogna ripartire dalla cultura, che ci ha uniti e resi orgogliosi di essere italiani”.

La Lega la vorrebbe dimenticare, il Pdl, con La russa in prima fila vorrebbe festeggiarla con tutti gli onori che merita. Il 17 Marzo alcuni di loro lavoreranno, come sempre, sono i Calderoli, i Maroni, i Cota, le Marcegaglia per le quali l’efficienza economica viene prima di tutto. Altri vorrebbero veder sventolare il tricolore da ogni finestra, veder celebrata questa data, almeno ogni 150 anni, al pari del 25 Aprile, 1˚Maggio, 2 Giugno, 4 Novembre, Ma gli italiani si sentono un’unica Nazione? Dall’ultima rilevazione Eurispes il 67,5% dice che l’unità è un valore da difendere , ma purtroppo non è ancora realizzata. Se scioriniamo i dati economici appare evidente il contrario, un Paese che presenta una profonda frattura tra Nord e Sud, per quanto riguarda molti aspetti come la disoccupazione (38% al Sud e 19% al Nord) e l’assistenza ospedaliera (402 posti letto al Centro, 390 al Nord e 335 al Sud). Il dato strano riguarda, però, l’asfalto; il nostro Sud detiene il primato con il 43% di strade costruite (e spesso inutili) contro il Nord che ne ha il 37% e il centro con il 20%. I soldi della Cassa del Mezzogiorno, insomma, sono serviti per cementificare il territorio, non nella costruzione di fabbriche e infrastrutture per fornire servizi essenziali agli abitanti. Nicola Caracciolo, cognato di Agnelli, ma anche storico e ambientalista, intervenuto in diretta, ha ricordato che l’Italia ha una cultura unitaria, l’arte, la letteratura ha lasciato tracce nel Nord come nel Sud. C’era, insomma, una tradizione unitaria forte. Oggi, dunque, bisognerà riprendersela, ripartire dalla cultura e dalle nostre bellezze ambientali che possono fornirci quello scatto d’orgoglio necessario, quel motivo fondante e unificante.
Alberto Melloni, storico della chiesa, ma anche giornalista del Corriere della Sera e della Rai che fa parte del comitato per le celebrazioni per l’anniversario italiano ha parlato di “fame di conoscenza, di storia, di consapevolezza dell’unità”. I giovani, secondo Melloni “si aspettavano di essere europei, invece si ritrovano padani”. Al di là della retorica del risorgimento e dell’approfondimento storico di questi 150 anni servirebbe, secondo il Professore, chiedersi se stiamo meglio o peggio, visto che questa politica è il ritratto perfetto delle divisioni, persino su una festa di compleanno. In diretta è intervenuta anche Loredana Di Cuonzo, preside di un liceo coetaneo dell’Italia unita:“Questa festa, se mai ci sarà, potrà essere un’opportunità di approfondimento; con la mia scuola, ad esempio, prenderemo parte all’iniziativa del Nuovo Quotidiano di Puglia che premierà le 4 pagine più belle sull’Unità”. La preside nota una certa distrazione, nei ragazzi, rispetto a questo tema: “da 20 anni l’immagine che viene propinata loro è quella di un’Italia federale, sono imbottiti di informazioni divergenti, la storia è liquidata, lascia spazio ad altro”. Questa “mancanza di memoria” è da decerebrati, secondo Dacia Maraini: “dimentichiamo che i moti rivoluzionari sparsero sangue del Nord e del Sud indistintamente, che furono insurrezioni popolari in cui la vita contava meno della liberazione dallo straniero. Una storia bellissima, di grandi ideali da conquistare e poi difendere. Oggi, una volta conquistati, si buttano via”. Bisognerà rinvigorire quei valori, dunque; partire dalla Costituzione, dalla cultura, dall’ambiente, dimenticando che questa classe politica vuole imporre revisionismi secessionistici.



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