“Una seduta tematica del Consiglio regionale per conoscere, puntualmente, il quadro delle risorse finanziarie per il Mezzogiorno e la Puglia ed assicurare puntuali verifiche sul federalismo municipale”.

È quanto chiesto dal gruppo regionale Udc al presidente Vendola e annunciato oggi dal presidente Salvatore Negro durante il convegno sul federalismo fiscale che si è tenuto nel castello Svevo di Barletta alla presenza del leader dell’Unione di Centro, on. Pierferdinando Casini.
“Siamo molto soddisfatti del dialogo istituzionale che ha caratterizzato l’incontro tra Vendola e Fitto – ha sottolineato il capogruppo Udc – ma dobbiamo superare le personalizzazioni e le centralizzazioni e restituire al Consiglio regionale della Puglia il ruolo che compete ad un Organo istituzionale che non può rinunciare ad esprimersi sul futuro della Puglia e del Mezzogiorno”.
Nel suo intervento il presidente Negro ha puntato l’attenzione sui rischi per le regioni del Mezzogiorno, ricordando che “ad oggi non esistono tributi con base imponibile stabile e distribuita in modo tendenzialmente uniforme su tutto il territorio nazionale richiamati dalla legge delega per evitare che la flessibilità fiscale si traduca in un’eccessiva differenza di imposizione tra le Regioni”. A tal proposito Salvatore Negro ha richiamato i dati diffusi dall’Ipres. L’Istituto pugliese di ricerche economiche e Sociali ha evidenziato che: con riferimento all’Irap, oltre la metà del gettito delle Regioni a Statuto ordinario (circa il 51%) è concentrato in sole tre regioni; il gettito dell’addizionale regionale all’IRPEF si concentra al Nord per il 62,8%, al Sud per il 18,9% ed al Centro per il 18,3 per cento.
“Non può rassicurare – ha sottolineato – il generico riferimento, operato da più parti, al carattere ‘solidale’ del federalismo, considerato che per le Regioni meridionali il problema non è legato tanto alla possibilità di manovrare le aliquote, quanto alla necessità di fruire di politiche nazionali volte a favorire gli investimenti e la conseguente crescita nel medio-lungo periodo delle basi imponibili.
Il federalismo fiscale marcatamente leghista rischia di penalizzare le realtà territoriali più povere, compromettendone la capacità di far fronte a specifiche esigenze di finanziamento e determinando, nelle Regioni meridionali, la mancata attivazione dei tanto attesi meccanismi di ‘responsabilizzazione’ degli amministratori, considerato il margine piuttosto modesto che le stesse avrebbero per il conseguimento di extra-finanziamenti”.

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