Il suo stile eclettico di djing lo trasforma in un alchimista del suono che miscela atmosfere retrò a suoni contemporanei. Dj selecter porta da una decina d’anni i suoi vinili in giro per l’Italia e oltre, collaborando con diversi ambienti e circuiti di musica indipendente.


Quando nasce la tua passione per la musica?

La passione per la musica penso di averla sempre avuta, fa parte di me, da sempre. Non riuscirei a vivere senza musica, è il mezzo espressivo che preferisco. Sebbene non suoni uno strumento, cosa che ho sempre voluto e sognato di fare, sento di riuscire a esprimere qualcosa con le mie selezioni. E ricordo che già da piccolino registravo finte trasmissioni alla radio, cassettine piene di musica presa qua e là (i famosi mixtape!), inventavo canzoni e suonavo  qualsiasi cosa mi capitasse sotto mano o meglio la percuotevo!Quindi la musica ha sempre fatto parte dei miei interessi e della mia vita dai primi ricordi che ho probabilmente. Poi invece la passione vera e propria del dj è nata un po’ dopo, quando frequentavo il liceo e cominciavo a comprare i primi 45 giri per corrispondenza. In quel periodo sono entrato in contatto con i giradischi, i dischi, e le serate in giro.

Ci vuoi raccontare brevemente il tuo percorso artistico…

Come dicevo gli anni del liceo sono stati pieni di esperienze in questo senso . Ho studiato in quegli anni percussioni africane con Assane Diop (uno dei primi musicisti senegalesi a portare quel tipo di musica dalle nostre parti) accompagnandolo anche in qualche spettacolo in Puglia e nei workshops nelle scuole. Mi dilettavo con la batteria e con le percussioni in qualche gruppetto di amici, suonavamo funk e reggae. E sempre in quel periodo cominciavo a comprare i primi dischetti per corrispondenza dalla One Love di Roma. I primi contatti con la consolle li ho avuti nelle dancehall di quegli anni (che erano ben diverse da quelle di ora).Trasferitomi a Roma nel 2002 ho iniziato la mia attività da dj organizzando serate e suonando in giro qua e là. Quell’esperienza è stata importante perché ha allargato i miei orizzonti musicali. Da lì è nata la mia passione per la black music, per i vinili, per il jazz, il rock, l’elettronica e tanta altra musica. Ascoltavo e compravo di tutto. E sopratutto avevo la possibilità di assistere a numerosi live. Tornato a Lecce dopo 3 anni con il nome prima di Siffiero, poi di Soulfiero ho suonato praticamente ovunque, continuando la mia ricerca musicale, che ho capito essere infinita. Nel 2006 ho collaborato con la Red Bull Music Academy, come loro promotore nel salento. Poi è nato il progetto “Ultrabeat”, una crew di amici e dj. Nel 2008 sono invece in giro con un progetto reggae dal nome “Terra Bruciata”. Nel 2010 poi finalmente nasce la prima produzione che mi vede tra i protagonisti insieme a Pantu, djTrinketto e Sonda dal nome “Resistenza Funk”. Nello stesso anno inizio l’avventura come speaker radiofonico nell’emittente salentina di Radio Popolare, con il programma “Soul Makossa”.

Background musicale…come te lo sei costruito?

Da piccolo a casa subivo lo stereo concorrente delle mie sorelle (più grandi di me) che ascoltavano di tutto dai Cure, ai DepecheMode ai Clash, Nirvana etc…mentre io ascoltavo a ruota Michael Jackson!! Diciamo che la folgorazione l’ho avuta quando da bambino ho scoperto una cassettina di Bob Marley..poi più in la i Clash. Quindi i miei primi ascolti sono stati sostanzialmente quelli. Poi c’è stato tutto il periodo dell’adolescenza fatto di ska rocksteady, reggae, musica africana, funk..e tante feste. Dopo il liceo invece c’è stata la scoperta del jazz, del soul, del rock e la ricerca di tutto quello che mi ero perso negli anni delle dancehall, compresa la musica elettronica. Adesso ascolto veramente di tutto, e nei miei djset mi piace unire suoni e atmosfere diverse, mi piace miscelare. Non amo le feste monotematiche dove tutti sono vestiti uguali e parlano delle stesse cose. Amo in genere tutto ciò che artisticamente mi sorprende. Secondo me la forza della musica è quella di unire le persone attraverso le diverse espressioni, e quando un dj riesce a fare questo ha raggiunto il suo scopo più alto.

Descrivici i tuoi “attrezzi del mestiere” e il tuo rapporto con la tecnologia.

I miei attrezzi sono due giradischi, un mixer e i vinili. La mia non è una scelta di parte, se così si può dire. Ma più un’esigenza. Sono quasi incapace di mettere musica con i cd o con i serato, sebbene rispetti questi supporti e la tecnologia in genere. In questo momento mi piace comprare dischi in vinile, cercarli nei mercatini, e portarli dalle bancarelle ai locali dove suono. Ridare loro vita in un certo senso. Quindi l’mp3 non si sposa bene con tutto questo, ma è un fatto mio personale. Resta il fatto che se uno suona rare grooves o robe molto particolari  è  giusto che suoni l’originale in vinile, perché anche il famoso friggi friggi della puntina ha il suo fascino.

Cosa proponi nei tuoi dj set?

I miei djset non sono mai statici, nel senso che cambiano a seconda dei miei interessi. Attualmente suono molto funk, da James Brown alla Motown, un po’ di northern soul , rare grooves, atmosfere sixties fino ad arrivare a robe più moderne ed elettroniche come breakbeat o dancefloor jazz.

Qual è il disco che hai ascoltato più volte in vita tua?

Questa domanda mi spiazza sempre, giuro che non ce n’è uno in particolare! tra i tanti “London Calling” dei Clash, “Uprising” di Marley e tanto James Brown.

Torniamo alla consolle, ci racconteresti un episodio della vita di dj?
Ma ce ne sono stati tanti divertenti e a volte imbarazzanti. Come quella volta a Roma, suonavo in una bettola gestita da un ragazzo del Bangladesh. Mentre mettevo musica è scoppiata una rissa interna alla comunità bangladese a causa della barista e probabilmente delle tante bottiglie di rum bevute. Mi sono trovato in mezzo a bicchieri che volavano e insulti in una lingua sconosciuta. Sono dovuto saltare in piedi sulla consolle,  prendere in fretta e in furia i dischi schivando bicchieri e manate e scappare velocemente facendomi spazio tra questi pazzi! Ovviamente non ci sono più tornato in quel posto…ma di storie ce ne sarebbero tante..

Hai un particolare progetto ideale e concettuale cui arrivare come massima aspirazione?

Continuerò a comprare dischi, a fare ricerca,tante serate, a fare radio..con l’unico scopo di migliorare sempre e imparare cose nuove.

Anticipazioni sul tuo lavoro?

Sicuramente il prossimo progetto è Resistenza Funk vol2, dato l’enorme successo che ha riscosso il primo volume. Poi prendere in mano le produzioni, cominciare a riutilizzare i software, qualcosa c’è già in cantiere..usciranno delle sorprese!!

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A te l’ultima parola…

Grazie a voi, è stato un piacere..

 

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