“Non diciamo un ‘No’ pregiudiziale al federalismo, ma è una riforma decisiva: ripensiamola, prendiamoci tutti il tempo necessario per farla e farla bene. E non siamo più soli: ad accorgersene ed a prenderne le distanze finalmente sono i presidenti e i sindaci del centrodestra”, osserva il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna.

Così com’è articolato è un “provvedimento antistorico”, a suo avviso, perché non tiene conto della realtà di tanti paesi del Sud e dell’emigrazione, che per oltre un secolo “ha svuotato il Mezzogiorno delle sue energie più vive”.
Negli anni Cinquanta-Sessanta del ‘900, in particolare, giovani lavoratori del Meridione sono stati attratti al Nord dal boom dell’industrializzazione. Tanti comuni sono stati letteralmente spopolati. “Il Sud interno oggi è un ‘paese di vecchi’ – osserva il presidente del Consiglio regionale pugliese – gran parte del patrimonio immobiliare è inabitato, abbandonato da intere comunità migrate nelle aziende di Milano e Torino a cercare un lavoro e un benessere che grazie al loro impegno hanno trovato e raggiunto”.
E quello degli immobili vecchi in stato di abbandono è un argomento di riflessione nuovo, secondo il presidente.
È su queste “case fantasma che dovrebbero incidere, infatti, la cedolare secca sugli affitti, la compartecipazione sui trasferimenti degli immobili, tutte le previsioni del federalismo fiscale, così tenacemente voluto da una componente politica ben individuata. Una riforma pretesa a tutti i costi, anche al prezzo del dissesto finanziario dei comuni”.
Secondo recenti stime dell’Associazione artigiani e piccole imprese CGIA di Mestre, il nuovo regime fiscale territoriale premierà le aree con alti livelli di reddito e forti concentrazioni economiche e produttive. La compartecipazione Iva ai Comuni finirà al Nord per il 59% del totale. “E’ vero che criteri di perequazione potranno ridurre il divario a danno dei comuni più deboli – nota il presidente Introna – ma intanto la Puglia vedrebbe ridotte di primo impatto le rimesse fiscali addirittura del 25%. Solo 159 degli attuali 209 euro a testa per cittadino sarebbero trasferiti, su scala regionale, sempre secondo la Cgia”.
Meno risorse significa costringere i comuni messi in sofferenza dalla riforma a ricorrere a nuove tasse, se non vogliono cancellare servizi pubblici a vantaggio dei cittadini, insiste Introna. “Però, ai comuni desertificati dall’immigrazione verso il Nord chi ci pensa? Su quali residenti potrebbero scaricare il disavanzo fiscale, se hanno popolazioni anziane e ridotte, che vivono di pensioni minime e di rimesse dei figli e dei nipoti?”.
“Il fondo di riequilibrio è indispensabile e deve risultare anche effettivamente efficace, non solo nominalmente”, fa notare il presidente del Consiglio regionale della Puglia.
“Resti ben chiaro – conclude – ch’è un diritto del Mezzogiorno, non una concessione del Settentrione ricco. Il Sud ha ragione di pretendere parità, non vuole elemosine”.

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