Da diversi anni Giancarlo Del Vitto si conferma come tra i più interessanti e prolifici musicisti della scena jazz salentina, affiancando a un’intensa attività didattica presso i Laboratori Musicali di Surbo (LE), un’altrettanta intensa attività live

che lo vede coinvolto in numerose jam e rassegne, ma anche collaborazioni con importantissimi nomi del jazz internazionale. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con questo preparato musicista e amico.

Ciao Giancarlo, quando hai cominciato a interessarti di musica?

All’età di cinque anni mio padre mi ha messo tra le mani il vinile di “The Dark side of the Moon”, non ho avuto scampo. A casa mia c’era musica ovunque, tutta musica fantastica: Pink Floyd, Beatles, Hendrix, Joan Baez, Dylan. Immagino che se mio padre invece di collezionare vinili fosse stato un maniaco dei francobolli, l’ incontro con la musica sarebbe stato più complicato.

Sei un chitarrista versatile, è unanimamente riconosciuta la tua passione e la pressoché totale dedizione al jazz. C’è un motivo particolare dietro le ragioni di questa scelta?

Il Jazz non è una scelta, è un atto d’amore. Non scegli di innamorarti di qualcuno, succede. Quando ascolto Coltrane suonare il tema di “Everytime we say goodbye” tremo: c’è cosi tanta storia , emozione e continua lotta tra la mente ed il cuore in questa musica…

Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influito sul tuo modo di suonare la chitarra e di vedere la musica?

Credo che ogni periodo abbia i suoi eroi. Ho amato infinitamente Slash, la scrittura di Robert Smith. Adoro Hendrix, il mitico Gilmour. Musicalmente il mito resta Coltrane anche se ora sono in piena fase Bill Evans. Su tutti c’è sempre lui: Jim Hall, avanti milioni di anni luce. Tra i “moderni” sicuramente posso ritenermi un devoto religioso di Kurt Rosenwinkel. Come vedi, ho le idee un po’ confuse a riguardo… nel mio modo di suonare… si sente.

L’italia, al contrario di quanto si possa credere, può vantare jazzisti e musicisti di fama mondiale, assolutamente in grado di competere con le controparti d’oltrape, basti pensare a Enrico Rava, Stefano Di Battista, Gianluca Petrella, Bollani, Roberto Gatto e moltissimi altri. In realtà il jazz è molto più seguito di quanto non si creda. Eppure sembra che la tendenza sia quella di considerare questo genere come “genere di nicchia”. Quali sono le ragioni di questo atteggiamento secondo te?

Non credo che si possa parlare più di genere di nicchia: i festival sono moltiplicati, si registrano un sacco di dischi , la stampa specializzata è aumentata tantissimo ed inoltre di divulgazione jazz si occupano molte associazioni comuni e scuole. Possiamo dire che ‘e’ un po’ di moda? Il vero problema magari è che non si tratta di frutto di reale interesse: ascoltare jazz “fa figo” e “intellettuale” e forse non tutti vanno a un concerto incuriositi dalla dinamica di un gruppo, ma è comunque positivo che si parli di jazz.

Come vedi invece la scena salentina? Mi sembra che ci siano davvero dei musicisti molto competitivi e che per varietà e quantità di generi la situazione non sia affatto negativa.

Sono d’accordissimo. Basti pensare a band come le Lola and the Lovers, le Carte , The Sellers, Logo, Fonokit, Malarazza, Cast Thy Eyes, Cosmica, Ensef, Bunda Move, Silvered, Eneri, Romeus, Lucia Manca solo per citarne alcuni. Ci sono musicisti meravigliosi con dischi stupendi come Marco Bardoscia, Raffaele Casarano, Francesco Pennetta, Francesco del Prete, Dario Congedo, Andrea Sabatino. La lista è lunghissima, i generi sono tanti. Al momento ho una fissa per i PlayonTape: Alan Wickers è il mio guru!
La musica c’è, il problema restano gli spazi dove poterla proporre.

Da qualche anno ormai affianchi a un’intensa attività concertistica e ricca di collaborazioni, un’altrettanta intensa attività didattica, insegnando chitarra presso i Laboratori Musicali a Surbo (LE) ed organizzando interessanti seminari. Vuoi parlarci di questa esperienza?

I Laboratori Musicali sono il mio sogno, spero diventi realmente una piccola casa della musica, una scuola dove chi insegna lo fa davvero per passione, dove ci sia voglia di condividere il cammino dei vari musicisti. L’offerta didattica è ambiziosa: dal jazz al rock passando dalla classica con un occhio al FARE e non solo allo studio ! A tutto questo si affianca una struttura, lasciami essere un po’ fiero, di altissimo livello con attrezzature professionali: sala prove, studio di registrazione. Ho cercato di costruire quello che sempre avrei voluto io! Speriamo che funzioni e che il nostro lavoro piaccia.

Ritieni che il jazz possa essere insegnato nelle scuole?

Il jazz lo si impara dai dischi. I veri insegnanti si chiamano Miles Davis, Wes Montgomery, Coltrane. E’ un linguaggio e come tale ha una sua grammatica, le sue regole i suoi modi d’uso: in questo le strutture scolastiche possono svolgere un ruolo importante.

Quale approccio didattico utilizzi con i tuoi allievi?

Nella mia didattica riveste un ruolo fondamentale l’ascolto, “le informazioni di prima mano”. Prima di studiare un accordo minore in mille modi credo che sia più efficace essere capaci di cantare il solo di “So What”, percepirne l’aspetto ritmico, la pronuncia. Non serve conoscere mille parole se non hai nulla da dire.

Cambiando completamente argomento, vuoi parlarci del tuo set-up. Come è composta la tua strumentazione?

Presto detto: Gibson es 175 fine anni 80′, cavo , Fender Twin Reverb dell’ 88 e dita.

Hai qualche progetto per il futuro che vorresti anticipare ai lettori di Corriere Salentino?

Stiamo lavorando al mio primo disco con il Circle Quartet composto da Luca Alemanno al contrabbasso, Marco Girardo alla batteria e Vincenzo Presta al sax; è un parto doloroso. Scrivere musica e non vergognartene è davvero tosta. Di sicuro non sarà composto di Standard ma pezzi inediti. Inoltre sta partendo un progetto di Pure Soul con la vocalist delle Lola ‘n Lovers, Sofia Brunetta. Il gruppo si chiama Stax, lei ha una voce che adoro, i brani sono davvero liberatori.

Ti ringraziamo per la disponibilità e per il tempo concessoci. A te l’ultima parola.

Sono single. Si accettano biondine con le scarpe da ginnastica e le magliettine rock! Scherzo… io Palombella sono innamorato di TE !!!

 

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

6 + 10 =