La collaborazione tra Norma, Chicoa Nar e Brama, e tante altre comparse, assoldate per l’occasione, per recitare la parte degli scienziati, iniziò sotto i migliori auspici.
Norma, infatti, percependo un clima così sereno, così intriso di buoni intenti, cominciava a credere di essersi sbagliata sul conto dei due malfattori. L’unica cosa che ancora non la convinceva, era quella strana forma di energia che visualizzava intorno a loro.

Regolo era al settimo cielo: “Finalmente troveranno una cura e tornerò ad essere un bambino normale”.
“Tu sei normale” – lo tranquillizzavano i genitori – “Sei uno splendido bambino, hai solo bisogno di un po’ di cure che i tuoi amici troveranno, vedrai! E poi, lo dicono anche i dottori, non hai nulla!”.
“Lo so, Norma mi ha detto che cosa ho, ma non so né quando né come sia successo”.
“Successo … cosa?” – domandò la mamma.
“Sostiene che sulla mia retina si siano sedimentate delle gocce e che siano queste la causa del mio problema”.
“Tesoro, per quanto Norma sia una bambina prodigio, temo che si sbagli, almeno stavolta. Nessuno ti ha mai messo delle gocce negli occhi”.
“Ma lo ha detto lei, perciò è vero!”.
“Se ti fa piacere crederle, fai pure. Forse, lo avrà detto per tranquillizzarti”.
Regolo, da quel giorno, non parlò più con la mamma.
Intanto, al laboratorio l’attività ferveva e non solo per Regolo. Chicoa Nar ne approfittava per far osservare a Norma la composizione di diversi materiali e inventare qualche lega metallica speciale o qualche composto mirabolante, mentre la piccola gli chiedeva a cosa servissero quelle cose.
“Oh, nulla, non preoccuparti. Semplicemente, giacchè ci siamo, possiamo creare anche qualcosa di utile per l’umanità, tipo un materiale che prenda la forma di quello che pensiamo. Tipo, se penso ad una sedia, e in quel momento mi serve, una specie di plastilina si auto modella e mi fornisce una sedia”.
“Non è male, ma è molto difficile e ora abbiamo un’altra priorità, o sbaglio?”.
“No che non sbagli, ma so che tu sei una bambina speciale e per te, vedi tesoro, non c’è nulla di difficile o impossibile, sei molto brava. Comunque, hai ragione, ci penseremo dopo”.
“Comunque, non credo proprio. Potrebbe essere anche pericoloso. Qualcuno potrebbe pensare cose cattive e utilizzarle per fare del male, dovremmo inserire qualche rilevatore di intenzioni o qualcosa di simile”.
“Hai ragione, ma adesso, dai! Diamoci da fare!” – anche se questa risposta sbrigativa non convinse Norma, che sospettò ancora di più di lui e che vide nuovamente mutare la forma dell’energia intorno a lui, negativissima.
Intanto che lavorava, Chicoa Nar e Brama ne approfittavano per mettere a punto i dettagli del loro piano, non sapendo che Norma, bisognosa di un altro vetrino più grande, per osservare certe reazioni, li udì, non volendo: “Siamo stati proprio bravi, anzi! Sono stata proprio brava. I tuoi studi, il tuo errore, saranno la mia fortuna” – esordì Brama.
“Chi può dirlo?” – replicò Chicoa Nar.
“Che vuoi dire? Hai avuto me in cambio del mio silenzio e del mio aiuto, ti sembra poco?”.
“No, no, abbiamo fatto un patto e lo manterrò. Dico solo che, almeno questa volta, sono stato più furbo di te!”.
“È impossibile, non capisco, che cosa …” – tentennando altezzosa.
“Vorrei saperlo anch’io!” – intervenne Norma, uscendo allo scoperto.
“Piccola ragazzina impicciona! Non avresti dovuto ascoltare, ma ti ho resa io così e non permetterò che la mia stessa creatura mi metta nei guai! Vieni qui!” – sibilò come un serpente Chicoa Nar che, con Brama, cercavano di prenderla, mentre lei fuggiva.
La bloccò una comparsa, ad un accenno di Brama, in cambio di una lauta ricompensa.
Legatala, lo scienziato le spiegò: “Si, mia cara! Tu sei il frutto di un mio esperimento, o meglio, le tue capacità visive lo sono. Ho sperimentato su di te un prodotto di mia invenzione, quando eri appena nata e poi, purtroppo pentitomi, per provvedere, ho dato retta a quell’arpia maliarda”.
“Come ti permetti? Ricorda cosa posso farti!” – intervenne Brama.
“Ma era un complimento tesoro” – rispose lui.
“Ah, volevo ben dire!”.
“Insomma, non mi interessa delle vostre beghe, che cosa hai fatto?”.
“Ho inventato un antidoto a quel prodotto, ma l’ho somministrato al bambino sbagliato. Per farla breve: sono io la causa di quello che è successo a te e a Regolo, solo che a te è andata più o meno bene, a lui peggio e ora mi occorre una soluzione”.
“E come mai tanto interesse?”.
“Per fama, gloria e onori per la signora e per mascherare dei reati, per me, pur se per finalità scientifiche”.
“Siete … siete … non so neanche come definirvi, orrendi!”.
“Semplicemente fantastici, unici, irripetibili, dei veri geni. Il mondo deve sapere di noi, ma prima di me!” – le venne in aiuto Brama.
“Certo, per arrestarvi”.
“Eh no tesoro!” – le rispose Chicoa Nar – “Se questo accadesse, povero Regolo! Lo condanneresti a rimanere così”.
Una cosa Chicoa Nar e Brama non potevano sapere: fra le comparse, per arrotondare lo stipendio e comprare delle cure per il figlio, c’era il padre di Regolo. Norma non se n’era neanche accorta sotto quella bardatura, concentrata com’era nella ricerca poi!
Non visto, con la scusa più antica del mondo, quella della toilette, telefonò alla polizia, dando tutte le indicazioni del caso. Increduli, i poliziotti pensavano delirasse, ma la dovizia dei particolari narrati, li convinse ad intervenire e a fare irruzione nel laboratorio, giusto in tempo, prima che Norma venisse segregata.
“No!” – urlava Chicoa Nar, con le manette ai polsi – “Non potete farmi questo!”.
“Oh si che possiamo, eccome! Pensa a quello che hai fatto tu a questi bambini e a come gli hai cambiato la vita!”.
“Non mi riferivo a questo! Se mi mandate a monte il piano, non posso liberarmi di mia moglie e me la dovrò tenere ancora vicino. Io non la sopporto piùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù!!!!” – scoppiando a piangere dopo l’urlata.
“Ah, è così?” – replicò lei – “Volevi liberarti di me! Beh, adesso mi terrai sempre con te. Per punirti chiederò al giudice una cella matrimoniale, che poi, tanto punizione non è. Sono bellissima, vero agente?” – mentre questi la guardava imbarazzato, sia da lei che dalla situazione.
Ad ogni modo, il giudice accettò, per penalizzarlo dei cattivi intenti e dei misfatti compiuti, e del tentativo di utilizzare una minore per scopi personali, anche successivi alla ricerca e di molto dubbia onestà.
Norma, liberata, fu riaccompagnata a casa, dove i suoi genitori, insieme a quelli di Regolo e a lui, l’accolsero con gioia. La mamma di Regolo si scusò anche col figlio, per aver dubitato della sua buona fede e di Norma.
Questa, a sua volta, le rispose: “No signora, mi scuso io con lei, perché, pur vedendo il problema, non sono in grado di trovare una soluzione, non ancora almeno. Mi mancano tanti studi!”.
“Non ti preoccupare!” – la rassicurò Regolo – “Lo so che mi aiuterai e che troverai ciò che serve”.
Intanto, la notizia dell’accaduto, fece il giro del mondo.
Due giorni dopo, ecco bussare alla porta di Norma, una vera equipe di scienziati e di studiosi, pronti a mettersi a sua disposizione per risolvere il problema del suo amico e studiare le sue capacità, se lei avesse voluto.
Norma acconsentì volentieri e, da quella proficua collaborazione, dopo circa un anno, fu in grado di creare (la sua prima invenzione, pensate!) un estrattore oculare.
Quelle gocce sedimentate, finalmente non furono più un problema e su richiesta di Norma non le furono inoculate. Preferì conservare le sue capacità per aiutare tanta altra gente.
So cosa vi starete chiedendo: non sarebbe stato più facile farsi dare un antidoto da Chicoa Nar? Si, ma Brama aveva bruciato tutti gli appunti e fatto sparire le prove, ricordate? Anche quelle mnestiche, in parte. Non sarebbe mai stato in grado, con lo stress che aveva accumulato, di ricreare tutto nuovamente, troppo ingegnoso!
Regolo e Norma restarono sempre amici e, da grandi, fondarono un’associazione scientifica, con un’unica norma: studiare e ricercare nel rispetto della dignità umana e del creato, e di ciò che contiene, per aiutare gli altri e migliorare le condizioni di tutti.

Fine
Ogni riferimento a fatti, nomi, persone, situazioni, citazioni, è puramente casuale