Tramontana secca, sole a sprazzi, stadio presidiato da oltre ventimila tifosi; i bianconeri alla sud e sono tanti; questo lo scenario che accoglie Lecce e Juventus!
Sarà un Lecce saggio, misurato, propositivo, maturo, intelligente e vincente; vincerà per due a zero, sarà padrone incontrastato del confronto al punto che il punteggio non dice tutto; non è esagerato affermare che alla Juve è andata anche bene!

Buffon è sùbito caldo, smanaccia provvidenzialmente un colpo di testa di Grossmuller; è un Lecce al peperoncino, la Juve stenta a trovare il filo del gioco; fa tutto il Lecce, compreso un pallone pulito che Mesbah, al 10°, dovrebbe infilare in porta e spedisce invece altissimo. Espulso Buffon due minuti più tardi: deve uscire fuori area per tappare un buco, ma lo fa con la mano: vietato! Krasic cede il posto a Storari che va tra i pali. Il Lecce affonda i colpi prevalentemente dalla parte di Mesbah dove il malcapitato Sorensen non sa mai che pesci pigliare perchè ne passano tanti e tutti guizzanti. Tutto bene ma il Lecce stenta nel concretizzare; l’ultima imbeccata, quella che condurrebbe al gol, tarda a materializzarsi; errori di repertorio.
Parliamo poco della Juve? Lo faremo quando farà qualcosa di meritevole. Parliamo invece di Mesbah che al 32° fa centro sotto la pancia di Storari in uscita; un gol che premia e certifica la maggiore iniziativa dei giallorossi. Dire che la Juve è in affanno è un eufemismo anche se Aquilani, 42°, manca una facile deviazione dal dischetto d’area ; occasione bilanciata da Mesbah quando indirizza a fil di palo sollecitando un gran volo di Storari. Quando si va all’intervallo immaginiamo un dolce te per il Lecce e un digestivo per Del Neri.
Non rientra Toni, al suo posto Del Piero, giusto in tempo per assistere al gol del raddoppio, minuto 3, firmato da Bertolacci. Peccato che Grossmuller faccia tanto ed anche bene, ma oggi non riesca ad inquadrare la porta; palla al piede, ancora Mesbah, avanza e lo libera in solitudine davanti a Storari: occasione mancata; non fa meglio Vives, anche lui liberato sulla destra dell’area,non centra  il bersaglio. La Juve è a brandelli, un corpo senza struttura ossea che si affloscia quindi ad ogni stormir di fronda. E’ vero che gioca in inferiorità numerica, ma intanto i giallorossi sembrano essere in campo in quattordici o quindici.
Al 23° Vives si fa pescare in azione giudicata fallosa, il doppio giallo ristabilisce la parità numerica che consente ai bianconeri di rialzare la testa così come la rialzano gli almeno cinquemila di fede, bandiere e striscioni bianconeri.
Cheva Cheva! Ma come si fa a divorare un gol sacrificandolo sull’altare della spettacolarità con una sforbiciata ad effetto quando avevi tempo e modo di aggiustarti la palla e annientare Storari? Un giorno lo spiegherai, ma oggi non importa, non fa niente; la giornata è talmente gravida di soddisfazione per questa sonante vittoria, che tutto il resto conta quanto la . . . . ruota di scorta su una formula uno!  
In chiusura è doveroso osservare che il duo De Canio-Rizzo ha saputo sapientemente resistere alla tentazione di sfruttare l’uomo in più i nserendo ancora una punta; lo hanno fatto più tardi con Chevanton al posto di un magnifico ed esausto Di Michele quando il punteggio lo consentiva e lo suggeriva la stessa Juve sbilanciata in avanti sotto la spinta dell’orgoglio.
Anche questo è catalogabile come saggezza tattica. Complimenti.

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