Il Palermo gioca da Palermo poco meno di una ventina di minuti, e il Lecce va KO. Potrebbe essere questa la chiave di lettura ( confermata a fine gara da Delio Rossi) che spiega molti dei perchè del 2-4, ma vediamo cosa è accaduto nei novanta e passa minuti di partita.

E’ un Lecce disinvolto quello che in avvio di gara costringe il titolato avversario a stare sulle sue e balbettare calcio; fa quasi tutto il Lecce, sbaglia qualche appoggio, non finalizza a dovere i lunghi lanci, ma tiene in soggezione l’avversario costringendolo a contenere piuttosto che a costruire, a sparacchiare alla carlona per liberare la propria area dalle insidie. Ne è prova  quel che accade al minuto 15 quando Giacomazzi viene stoppato da un disperato intervento di Sirigu. Ma Giacomazzi si rifà due minuti più tardi infilando in rete un traversone teso che lo libera nell’ area piccola. Piccola l’area, ancor più piccolo il Palermo, almeno fino a questo punto nonostante vada in rete ma da posizione di fuorigioco.
Per Miccoli molti applausi e pochi palloni giocabili anche perchè lui non si danna l’anima nell’andarli a cercare. Le maglie giallorosse sembrano moltiplicarsi in ogni zona del campo, le trovi ovunque; il Lecce gioca la partita secondo gli ultimi canoni. Delio Rossi cambia la sentinella di Olivera: Garcia sostituisce un frastornato Darmian. Se il Lecce fosse un tantino più incisivo in avanti ( vero Munari? ma non è il suo mestiere) il punteggio sarebbe certamente più rotondo.
Ricordate la favola del principe e del povero? Bene, il povero è il Palermo, dite voi chi è il principe! E’ sicuro che se il regolamento lo permetesse Delio cambierebbe una mezza dozzina dei suoi uomini, ma non potrebbe cambiare il Lecce che è la vera causa del quasi niente che la sua squadra fa in campo. Quasi niente! Quasi , perchè Miccoli, proprio allo scadere trasforma in gol un calcio di punizione imprendibile per Rosati. Si va all’intervallo con l’uno a uno che ai giallorossi va estremamente stretto.
Miccoli non rientra, al suo posto un armadio, Hernandez, un marcantonio con stazza da pivot. A menar le danze è però il Lecce che al quinto minuto raggiunge di nuovo il vantaggio con una rasoiata di Jeda a coronamento di una magistrale ripartenza quattro contro quattro.
Quelli in rosanero, si sa, quando giocano, giocano: è infatti di pregevole fattura il movimento di Pastore che, al minuto 12, lo porta ad incunearsi in area giallorossa e a battere Rosati con un preciso diagonale : 2-2.
Ancora tre minuti e il Palermo fa tris con Hernandez ben lanciato in profondità a difesa sbilanciata. Nel Lecce qualcosa si è inceppata; Pastore e Ilicic dialogano indisturbati sulla tre quarti fino all’area; lo scambio tra i due produce il 2-4. E’ una brutta botta, il Lecce sembra essere improvvisamente evaporato: non c’è più lucidità, l’intensità è calata vistosamente rispetto alla prima frazione. Dentro Cheva per Brivio, ma il recinto è ormai spalancato, i buoi sono fuggiti.
Proviamo con Corvia, esce Vives; si procede a trazione anteriore, è un rischio da correre e da completare con Piatti che rileva Jeda: Ancora tanta volontà, tanta voglia di riequilibrare il risultato, questo si, ma il Palermo non cede e vince  4-2.

 

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