Il treno, la stazione e la sua storia, hanno sempre esercitato su di me un particolare fascino, motivo per cui documentandomi sui vari testi a mia disposizione, ho appreso che il primo tronco ferroviario italiano, fu progettato dall’ingegnere francese Armand Bayard de la Vingtrie che diede il suo nome alla locomotiva a vapore che trainava il treno: la Bayard.

Esso fu inaugurato il lontano 3 ottobre 1839 a Napoli ed effettuava servizio dalla città partenopea fino alla stazione di Granatello, presso Portici, lungo un percorso di 8 chilometri che era percorso da due convogli in circa 12 minuti, ad una velocità massima di 50 chilometri orari.

Ognuno dei due treni era composto di una locomotiva, un tender dove si trovava il carbone e nove carrozze in grado di trasportare circa 250 passeggeri.

I  primi viaggi furono strettamente riservati a Federico II, re delle Due Sicilie, ai membri della famiglia reale, alla corte ed ai ministri del regno. Colpi di cannone salutavano le fermate del treno, il personale ferroviario indossava la divisa ed il capostazione era in grande uniforme con tanto di galloni e spada.

La ferrovia fu prolungata nel 1843 fino a Caserta, sede dello stupendo palazzo costruito dal Vanvitelli per la villeggiatura della famiglia reale e, l’anno seguente, fino a Capua.

Subito il viaggio in treno fu esteso pure alla popolazione che iniziò presto ad apprezzare questo nuovo mezzo di locomozione che era utilizzato particolarmente per scampagnate e gite di piacere.

Camillo Benso Conte di Cavour, politico e statista, a proposito di questa ferrovia scrisse: “Napoli è stata la prima città che abbia assistito all’inaugurazione di una ferrovia. Già da due anni le locomotive circolano da Napoli a Castellamare e tra poco esse percorreranno anche la linea da Napoli a Capua.

Queste linee non hanno per ora che una debole importanza economica, poiché il loro principale merito consiste nel soddisfare il piacere che la popolazione napoletana e i numerosi visitatori di Napoli provano a viaggiare. Esse sono principalmente ammirevoli mezzi di svago attraverso luoghi incantati; ma non tarderanno ad assumere una funzione più importante, destinate come sono a diventare la testa delle principali ferrovie del reame”.

Così e con i migliori auspici s’iniziava in Italia la prima vera e propria rivoluzione dei trasporti  che avrebbe abbreviato, col tempo, le grandi distanze della nostra Penisola, favorendo i commerci e la comprensione fra gli italiani, segregati, per molti secoli, in regioni e stati ostili tra loro.