Qualcuno dirà che è sempre maleducazione mandare “a fanculo” un’altra persona, e specie sul posto di lavoro, se quella persona è il capo, il comportamento dovrebbe essere ancor più censurabile.

Ma se il dipendente è sempre stato ligio al dovere, insomma se è un impiegato modello un “fanculo” a “carattere episodico” è concesso e quindi il lavoratore non può essere licenziato.
Secondo la Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 3042 che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta, “un comportamento, per quanto grave, se ha carattere episodico e se è riconducibile ad un dipendente che non ha mai dato luogo a censure comportamentali, non può fare arrivare ad un giudizio di particolare gravità” tale da determinare il licenziamento disciplinare. È questo il principio espresso dai giudici di piazza Cavour nel rigettare il ricorso di una casa di cura di Catanzaro che aveva intimato il recesso dal rapporto di lavoro ad una dipendente alla quale sarebbero state addebitati comportamenti disciplinarmente rilevanti tra i quali l’aver usato espressioni offensive nei confronti di un superiore.
La donna aveva vinto entrambi i giudizi di merito e si era vista reintegrare nel posto di lavoro, ma  la propria azienda aveva proposto comunque ricorso per cassazione
Gli ermellini hanno quindi respinto ritenendo che la sentenza impugnata “è particolarmente diffusa per escludere che quei fatti, in via generale punibili con sanzione conservativa, ricoprissero quel carattere di particolare gravità che giustificherebbe il licenziamento”, ed hanno peraltro precisato che un lavoratore modello, “per quanto possa avere sul posto di lavoro un comportamento grave”, se è di “carattere episodico” non merita il licenziamento.