La data del 17 Marzo rischia di diventare, anziché il simbolo dell’Unità d’Italia dopo 150 anni, il simbolo della disunità del Bel Paese. “Fatti e opinioni”, domani Martedì 15 Febbraio alle 17 dedicherà il consueto appuntamento con l’approfondimento giornalistico di Mondoradio alla commemorazione della nostra Italia unita. Ospite, tra gli altri, la scrittrice Dacia Maraini che per protesta è appena uscita dal Comitato per le celebrazioni

Da una parte le vicende di Arcore e dall’altra la ricorrenza del 17 marzo che rischia di essere divenire il simbolo della disgregazione del Paese.
Infatti, gli Italiani si sono divisi in due schieramenti di favorevoli e contrari alla deliberazione governativa festaiola. Eppure Nazioni già federaliste come gli USA sono esemplari nel commemorare degnamente, senza divisioni, le date che hanno fatto la storia di quel grande Paese. Qui da noi, invece ci si accapiglia sulla questione se sia il 17 marzo data importante della nostra memoria storica, quindi meritevole di una “vera” festa o un giorno “normale”.

A giudicare dalle dichiarazioni di alcuni esponenti politici stakanovisti della Lega come Maroni, che lavora anche a ferragosto, Calderoli e il Governatore del Veneto Luca Zaia, bisogna lavorare e basta. L’Italia è in crisi, dunque non ci si può permettere un giorno di vacanza. Eppure quest’anno il calendario non è stato magnanimo con gli italiani per quanto riguarda ponti e festività, facendo coincidere il 25 Aprile con Pasquetta e il 1˚Maggio con una Domenica. C’è chi, come il Ministro dell’istruzione Maristella Gelmini, vorrebbe smettere di vedere “per strada” i giovani studenti, meglio se impegnati a scuola, a dedicare più ore alla Storia e all’educazione civica, c’è chi non può proprio sopportarla, come il Presidente della Provincia di Bolzano, che ripete il suo refrain: “Siamo sotto l’Italia, accettare va bene, ma festeggiare no”. Si sente sudtirolese, parte della minoranza austriaca che ha passaporto italiano e vive in Italia, il Governatore, e ci vive anche bene, visto che intasca per la “sua” Provincia, dal Governo centrale, ben 1.121 Euro procapite, mentre i romani “ladroni” si accontentano di 591euro e la Provincia di Lecce di 280 circa. Ma si sa, la celebre frase di Massimo d’Azeglio: “Fatta l’Italia ora dobbiamo fare gli Italiani” è un sogno incompiuto. Molti non si riconoscono in questa Nazione, soprattutto al Nord e questo fa male, non solo al Presidente della Repubblica. A Fatti e opinioni, domani ci sarà anche Dacia Maraini, che insieme a Gustavo Zagrebelsky, Ugo Gregoretti, Marta Boneschi e Ludina Barzini, hanno deciso di abbandonare il comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia con questa dichiarazione: “Non contavamo più niente. Vogliono imporre al Risorgimento un revisionismo di marca leghista”. In diretta anche storici e politici di ogni colore, verde incluso.

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

due × 1 =