Il film-maker è una figura professionale  – anche un’attività amatoriale – apparsa in questi ultimi decenni in cui lo sviluppo tecnologico ha permesso la nascita di un cinema indipendente anche se povero.

Romanzi e film

Ho già detto che per fare un film, che sia riconosciuto come tale da un pubblico e da chi se ne intende, è necessario un cervello che pensi e che sappia usare penna, telecamera, software. Dunque, idee e scrittura del film, uso della telecamera e gestione del set cinematografico, uso di un software per il montaggio: sono i tre momenti  creativi nella produzione di un film. Due  in più rispetto alla realizzazione di un romanzo, se si considera la complessità del set e poi la fase del montaggio, che è come  riscrivere il film, questa volta direttamente con le immagini.
Non fa differenza se il film scritto è una fiction o un documentario o un, docufiction, cioè documentario che presenta sia documenti reali sia “documenti” ricostruiti, quindi finti. Tutti hanno in comune il narrare storie, che siano vere o inventate o per metà vere e per metà inventate.
Qui voglio confrontare il processo creativo del romanzo con quello del film.
Romanzo e film: sono simili perché raccontano storie. Simili  per via degli aspetti cognitivi legati alla capacità di narrare. Simile è il primo momento creativo, quello dell’idea e dello sviluppo dell’idea in  storia da narrare. Non è un caso che produttori e registi,  sensibili alle suggestioni di romanzi e racconti, si rivolgano agli scrittori. Il soggetto di un film non è altro che un racconto scritto già pensando che qualcuno ne farà un film.
Romanzo e film: esplosione di idee e di eventi che le concretizzano; definizione di una struttura per mantenere una coerenza interna dei fatti e delle idee; imposizione di un ritmo nei tempi di svolgimento delle vicende per provocare, nel lettore o nello spettatore, attese, emozioni, riflessioni.
Romanzo e film: lo scrittore  narra con le parole; lo sceneggiatore, anche se usa parole, descrive immagini. A volte di uno scrittore si dice che la sua scrittura è filmica, si intende dire che è visiva. La sceneggiatura è il film scritto sulla carta e lo sceneggiatore è il ponte tra i due linguaggi. Se ha il compito di sceneggiare un romanzo di un altro autore interpreta il linguaggio letterario e lo traduce in linguaggio filmico, sia pure in uno pseudo linguaggio filmico in quanto non sono vere immagini, ma immagini descritte con parole, e per fare questo deve avere competenze nell’uno e nell’altro linguaggio. Faccio un esempio: di fronte a un racconto introspettivo, che esprime sensazioni ed emozioni, pensieri e meditazioni dei personaggi, lo sceneggiatore affronta un problema non facile: quello  di tradurre in immagini emozioni e pensieri espressi verbalmente.
Nella sceneggiatura c’è poi un aspetto squisitamente letterario rappresentato dalla drammatizzazione verbale, cioè i dialoghi.  Al di là delle differenze che soprattutto oggi possono sussistere tra i dialoghi di un romanzo e quelli di un film, gli uni e gli altri sono sempre e comunque linguaggio letterario.
Quando questo primo momento creativo termina, il risultato è a vantaggio dello scrittore, perché il romanzo con la stesura definitiva è compiuto, mentre la sceneggiatura  con la stesura definitiva rimane un progetto, una ipotesi di film, per quanto possa essere precisata non è mai il film. Il film ha bisogno di altri due momenti creativi, i cui costi esplodono per le risorse che sono impegnate e per i mezzi che vengono impiegati.

 

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