“L’omicidio di Giannone si poteva evitare, sapevano che si sarebbe verificato”. Lo ha detto in aula in videoconferenza il pentito Antonio Vinciguerra, ex affiliato al clan dei casalesi, attualmente residente in una località segreta.

La sua testimonianza è stata ascoltata nelle scorse ore dai giudici della Corte d’Assise, di fronte ai quali si sta svolgendo il processo a Franco Ventura, accusato di aver fornito a Gianpaolo Monaco, detto “Coda” l’arma con cui ha ucciso Antonio Giannone. Coda è già stato condannato all’ergastolo in abbreviato per questo efferato delitto. Due colpi in pieno volto sul pianerottolo di casa Salierno, dove Giannone detto “Palla”, abitava con la sua fidanzata, Carmelina Salierno, al sesto piano di una palazzina in via Terni a Lecce. “Nel gennaio 2009 Monaco mi contattò più volte per chiedermi di procurargli una pistola. Mi confidò le sue intenzioni di uccidere Palla – ha detto il collaboratore di giustizia, che ha proseguito – subito mi sono rivolto al maresciallo di competenza del servizio di protezione.” Vinciguerra ha poi raccontato che una notte dello stesso mese, lo hanno condotto in una località segreta per raccogliere la sua testimonianza e acquisire copia degli sms che Monaco gli aveva inviato. Ha dichiarato anche di non essere stato l’unico collaboratore contattato da coda per questo motivo. Anche a Massimo Di Stefano, Monaco avrebbe chiesto un’arma. Una testimonianza fondamentale la sua, come fondamentale è stata quella di Carmelina Salierno, compagna di Palla, accompagnata dal suo legale, Francesco Maggiore. “Ho paura – ha detto la donna in aula – continuo a ricevere minacce, per questo ho dovuto anche cambiare casa”. Poi il racconto del giorno del delitto. “Ho visto con i miei occhi chi ha ucciso Antonio – ha dichiarato – erano in 2. Ho riconosciuto subito l’uomo vestito di nero, Giampaolo Monaco. E gli ho pure urlato dal balcone di casa mia: “ Monaco so che sei tu!”. Lui mi ha fatto un cenno con la testa.” Insieme a lui la Salierno avrebbe visto anche un altro uomo con la felpa bianca che però non ha riconosciuto. “Sono andati via insieme – ha detto – quello con la felpa bianca correva”.

La prossima udienza del processo si terrà il 19 maggio.

 



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