Viene da pensare, si tratta ovviamente di scherzarci intorno, viene da pensare che la visita del Palermo abbia indotto il Lecce ad indossare il vestito buono con annessi tutti i lustrini; quelli tirati a lucido e quelli opacizzati dal tempo.

Abbiamo così ammirato il Lecce caparbio, coraggioso, compatto, brioso quanto era opportuno che fosse; il Lecce che mette alle corde l’avversario facendolo vacillare ripetutamente dopo averlo colpito. Abbiamo visto  quel tanto desiderato Lecce portatore di tale impermeabilità difensiva da non accordare al secondo miglior attacco del campionato, quello del Palermo appunto, altro che qualche telefonata a Rosati: ecco i lustrini tirati a lucido.
Nella stessa partita, più tardi, si è materializzato quel Lecce che a buona ragione ritenevamo definitivamente accantonato tra i ricordi meno belli. Non mi riferisco alla prodezza balistica di Fabrizio Miccoli per la quale non esiste antidoto, mi riferisco invece alla allegra brigata che per una decina di minuti si è come “stravaccata” allentando le maglie, barcollando nella confusione, guardando gli avversari a debita distanza come fossero appestati contagiosi. Mi rendo conto che l’immagine è palesemente esagerata, ma serve a rendere l’idea dei lustrini opacizzati.
Risulta dunque evidente che, a prescindere dalla necessità di recuperare qualcosa delle energie profuse per irrettire cotanto avversario, è proprio sulle cadute di concentrazione che Gigi De Canio deve incidere decisamente; deve riuscire a colmare questa lacuna ripresentatasi con effetto così devastante da compromettere il risultato di una partita apparsa fino a quel punto ampiamente governabile.
La prima conseguenza di tutto ciò è che si parte per Catania in compagnia di qualche apprensione; l’aver perso la possibilità di creare un robusto cuscinetto di separazione dalle ultime tre posizioni di classifica ha fatto ricomparire lo spettro della incertezza, quel fantasma che ritenevamo di aver definitivamente mandato al rogo.
Va da sè che tutto lascia immaginare che la lezione sia stata utile e che dunque a Catania giocherà quel Lecce tetragono agli svolazzamenti che avevamo visto a Roma, a Firenze, a Parma e anche altrove; noi tutti ci aspettiamo un Lecce senza amnesie e senza paura per gli interi novanta e passa minuti.

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