Nello stilare queste note è necessario rifarsi a qualche aggiornamento statistico, anche se so che i numeri sono molto indigesti a molti ma consentono, anche, di fare qualche valutazione più appropriata.

Ebbene, alla 16^ giornata, il Lecce aveva una dotazione di 15 punti frutto di un rendimento interno abbastanza lusinghiero – 14 punti – e di un rendimento esterno, a dir poco aberrante – 1 punto – con prestazioni contraddittorie  ed una preoccupazione sempre crescente circa l’impossibilità di raggiungere la salvezza. Dalla 17^ giornata, partita con il Napoli, pur persa, le cose sono cambiate in maniera quasi radicale per cui si è in difficoltà a poter fare una valutazione sicura. I fatti parlano chiaro: dalla 18^ giornata, sconfitta casalinga con il Bari, alla 4^ di ritorno, cioè sei partite, il Lecce ha racimolato meritatamente ben 9 punti con una media di 1,50 a partita e con avversarie di sicura levatura, quali Lazio, Milan, Fiorentina e Parma, anzi proprio con queste squadre il Lecce ha dato il meglio di sé per cui oggi si trova  con 24 punti e con una media inglese di -21, migliore rispetto allo stesso Parma, ed in una posizione rassicurante, anche se non certa.
Cosa è cambiato? Al di là dell’inevitabile tempo occorrente ad ogni formazione per amalgamarsi, il cambio di passo del Lecce è stato troppo repentino per non alimentare qualche dubbio relativo al troppo tempo impiegato per provare schemi e giocatori, tempo forse troppo lungo perché troppo numerosa la rosa. Ora, con una rosa leggermente ridotta nell’organico ma sicuramente individuata come consistenza tecnica, è probabilmente più facile fare una formazione più compatta, più omogenea e meno dispersiva. Le partite esterne di Napoli, Lazio e Parma hanno evidenziato di come il Lecce, senza strafare e senza essere “bello senz’anima”, sia capace di mettere in seria difficoltà le squadre deputate a “fare “ la partita ed in questa casistica deve aggiungersi la  partita casalinga con il Milan la cui caratura è tale da obbligarlo a fare la partita. Ebbene, il Lecce li ha uccellati elegantemente; non mi si venga a dire che anche in altre partite il Lecce aveva fatto bene ma non aveva raccolto, perché una partita è un insieme di meccanismi che debbono essere tutti sincronizzati; forse in altre occasioni si è pagato qualche cambio non opportuno (vds. con il Cesena l’ingresso di due difensori al posto di due attaccanti), ma questo è servito a far capire che, quando la squadra gira, i cambi debbono essere in funzione del gioco che si sta svolgendo (vds. Parma con uscita di Piatti e Corvia sostituiti, con logica, da Jeda e Chevanton) in maniera da far mantenere sempre l’equilibrio necessario.
Questo significa, forse, che i problemi sono finiti? Non direi proprio perché il difficile viene proprio adesso. Si tratta di gestire bene le prime scelte e di non creare malumori con le seconde scelte. Il compito di De Canio sarà quello di tenere questo gruppo molto compatto, usando bastone e carota e non consentendo minimamente che ci possa essere qualcuno che attenti a questa ritrovata unità. I casi Chevanton non dovranno più manifestarsi ed ognuno faccia quanto di sua pertinenza.
Un ulteriore banco di prova sarà rappresentato dalla prossima partita con il Palermo, squadra in buona forma, molto forte in casa e molto meno fuori; c’è da considerare un piccolo particolare: il Palermo ha giocatori di prima fascia infortunati, sostituiti in panchina da giovanissimi del 92 e 93 e, pertanto, è costretto a giocare con gli stessi di mercoledì sera che potrebbero accusare qualche battuta a vuoto; inoltre Miccoli a Lecce non è mai stato pericoloso come altrove ed allora, la speranza è quella di continuare per non vanificare quanto di buono ottenuto in queste sei partite. Con il Palermo occorre fare una partita estremamente intelligente ma anche vigorosa e, soprattutto, bisognerà saper “dosare” le energie per entrambi i tempi così come fatto a Parma. E chissà non riesca il colpaccio!