Immaginate una cosa che è diventata importante nella vostra vita perché per molti anni vi ha accompagnato, nei momenti meno felici e negli istanti in cui eravate beati a cavallo delle nuvole più ricche di luce; nelle giornate in cui siete stati letteralmente immersi nel dialogo più profondo

ed intenso con voi stessi avendo escluso tutto il mondo circostante, se quella stessa cosa sta affascinando un’altra persona penetrandone il sentimento e l’immaginazione, cosa pensereste? Turbati?
Fermiamoci un solo attimo a riflettere: avete ultimamente regalato un libro come ripiego o perché desideravate che un’altra persona condividesse quel piccolo stampo interiore che la lettura ha lasciato nel proprio mondo?
Scriveva Groucho Marx: “All’infuori del cane il libro è il migliore amico dell’uomo. Dentro il cane (purtroppo, come dentro un uomo) è troppo scuro per leggere”.
Quando s’inizia a leggere un libro ci si accorge che si esce da sé per rientrarvi ad ogni istante seguente, dopo essersi collocati all’interno del mondo di chi ha scritto quel libro ed esso prendendo vita autonoma diventa altro anche da colui che l’ha scritto. Ognuno dopo aver penetrato quel pensiero, quell’emozione, quella narrazione riveste i propri panni accorgendosi di essere, in un modo o nell’altro, scosso, comunque svegliato o strappato dal torpore della routine quotidiana, arricchito. Anche quando quel libro non è stato di nostro gradimento ci ha fatto un regalo: l’essere critici.
Se c’interrogassimo su cosa è un libro si potrebbe tranquillamente rispondere che è una lettera scritta da uno qualsiasi di noi ad un destinatario sconosciuto, che rimarrà estraneo fino a che non s’impossesserà di quel nostro percorso di vita raccontato. Da quel momento in poi quella narrazione, unirà le persone. Il rapporto sarà decisamente asimmetrico tra lo scrittore ed il lettore, ma corrisponderà trasversalmente sul piano emotivo e cognitivo tra tutti coloro che ne sono stati lettori,  anche al di là dell’esperienza che soggettivamente di quella lettura si è fatta.
Il libro ha il potere di “naturalizzare” l’uomo sul piano di quella fondamentale “follia” che si avvale anche degli opposti: di ordine e disordine; amore ed odio; di comprensione ed enigmaticità. Offrendo specularmente ragioni sulla vita e sulla sua finezza, regala una geometria alla passione sia del vivere che dello stesso morire. Perché esso è chiuso, inizia e finisce. L’orizzonte lo si può innalzare o abbassare ma non lo si può allargare orizzontalmente. Lo stesso autore ne è schiavo, quando rinuncia alla costruzione dell’indice per sistemare la propria riflessione o l’organizzazione della lettura ed anche quando ha un solo capitolo e le penultime pagine si legano alla prima, il libro ha come fine la chiusura. Le post-fazioni non superano questa sorte. Tanti anni orsono, qualcuno forse solo ingannato o allucinato dall’avvento dei mezzi elettronici, aveva quasi sentenziato la “morte” del libro, decretandone il suo superamento.
Quell’insigne studioso era Marshall McLuhan. Sono trascorsi più di cinquant’anni da quei primi dibattiti ed il libro, a dispetto della fascinazione dei mezzi elettronici, ha acquistato anche più rilevanza. Vive con noi, e quando lo regaliamo è giusto sapere che noi stiamo invitando il destinatario a far parte di noi. A con-fondere la nostra coscienza e sensibilità; a unire il nostro comprendere in un “noi” interiore che può per sempre legarci. Leggere è sempre anche un leggersi ed il regalo di un libro è, conseguentemente, un invito, una forma di corteggiamento, una dichiarazione ed una delle forme più profondamente umane per comunicare alla persona cui si regala di appartenere alla nostra vita.
Un libro, è cibo per l’anima e la mente!

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