“Se è vero che tre indizi fanno una prova, allora la “pistola fumante” riguardo all’inadeguatezza dell’Amministrazione di centrodestra è sotto gli occhi di tutti”. Comincia così la nota del consigliere di minoranza al comune di Lecce, Rita Quarta che elenca i motivi per cui, secondo una sua analisi, a Lecce si pagano le tasse più alte d’Italia per garantire il potere al centrodestra

Primo indizio: la vicenda dell’ sms dell’ormai ex Assessore Inguscio è solo la punta dell’iceberg, come più volte denunciato non soltanto dall’opposizione, di una gestione a dir poco disinvolta dell’emergenza abitativa, che colpisce nel vivo il bisogno primario di tanti cittadini leccesi. Vedasi anche, a questo proposito, la gestione discrezionale, o peggio arbitraria, della case parcheggio che vengono assegnate eludendo qualsiasi principio regolamentare.

Secondo indizio: guardando il prospetto dei canoni di locazione dei locali commerciali del Comune di Lecce desta quantomeno sconcerto il livello delle morosità, lasciato lievitare indisturbato per anni fino a superare i 160mila euro. Colpisce poi l’assoluta discrezionalità dell’applicazione dei canoni e l’imbarazzante “generosità”, fuori da ogni logica di mercato, di tanti di essi. Vedasi il caso del Circolo Tennis, dove risulta evaso un canone di sole 1300 euro mensili per circa tre anni. Trattasi di una struttura sportiva gestita privatamente che meglio sarebbe se fosse restituita alla comunità leccese. E su questo punto è intervenuto l’intero gruppo che dichiara: “Noi, presunti “tifosi del dissesto”, pretendiamo da parte del centrodestra che governa questa città una maggiore oculatezza, nella gestione di un patrimonio che non è dell’Amministrazione comunale, ma di tutti i cittadini leccesi”.

Terzo indizio: dando un’occhiata alle delibere che approdano oggi in Consiglio, si apprende dell’esistenza anche di altre morosità a titolo di oneri concessori, che dopo essere state tollerate per quasi trent’anni, si accetta oggi di sanare semplicemente in cambio di un “praticello verde”.

Questi non sono soltanto i sintomi di una semplice negligenza, che pur sarebbe già sufficiente a rendere censurabile una gestione della cosa pubblica. Questi sono invece gli oleati ingranaggi di un inaccettabile meccanismo di “doping” del consenso, ben rodato in tanti anni di amministrazione di centrodestra, che oggi si svela in tutta la sua insopportabilità agli occhi dei cittadini leccesi.
Sono questi i meccanismi che hanno creato quel colossale debito pubblico che oggi blocca il nostro paese ed è questa la politica “medievale” che il centrodestra leccese continua a perpetuare, tutto a danno delle già martoriate tasche dei cittadini.