A pochi mesi dalle elezioni amministrative, Nardò si prepara a presentare i candidati sindaci. La nuova Giunta sostituirà il commissariamento del comune in seguito alla caduta del concitato governo Vaglio. In un clima di frizzante fermento politico emerge una realtà nuova, la “Federazione delle civiche”, un programma sperimentale che sancisce l’unione tra movimenti e gruppi politici lasciando fuori i partiti.

Tra i vari movimenti a connotazione civica, il più longevo è “Nuovocorso per Nardò”, nato nel 2006 e presente alle scorse amministrative del 2007 con una sola lista composta da imprenditori, casalinghe, studenti alla prima esperienza politica e con Salvatore Donadei, leader del movimento, come candidato sindaco. Il successo riscontrato in quelle elezioni, convince il movimento a non schierarsi né con vincitori né con vinti per il ballottaggio, ma di proseguire verso una politica popolare e di forte opposizione all’insediamento della Giunta Vaglio. Per le prossime elezioni, il movimento si presenta rafforzato e deciso a proseguire in un progetto sperimentale che potrebbe essere un esempio per scenari più grandi delle realtà cittadine.

Avvocato Donadei, come mai nonostante la vostra dichiarata autonomia, il centrodestra cittadino ha dato per certo un vostro ingresso nella coalizione?

Perché ad un certo punto della nostra consigliatura ed in vista delle consultazioni provinciali e regionali, abbiamo pensato di tendere una mano al centrodestra anche per la crescita del movimento e la creazione di referenti in provincia e regione. Lo sviluppo è avvenuto ed io sono diventato il candidato sindaco in pectore per le prossime elezioni comunali.

Se tutto procede secondo gli schemi programmatici, cosa vi ha fatto cambiare idea a proposito dell’appoggio partitico?

Sono proprio gli schemi che ci hanno deluso. Dai vertici del Pdl è stata accolta una proposta di candidatura a sindaco presentata dal consigliere provinciale Mino Frasca, leader della Puglia prima di tutto. Le nostre diversità in ambito politico culturale e sociale, la leaderchip  che entrambi esercitiamo e il diniego a far partecipare Nuovocorso alle amministrative mi hanno convinto che non è possibile trovare un punto d’incontro con i partiti. Prendendo le distanze dal partito abbiamo deciso di coalizzarci con gli altri movimenti sorti nel frattempo a Nardò. Recentemente abbiamo ricevuto l’invito all’apertura del centrodestra nelle persone del senatore Gallo e di tutta la diplomazia del Pdl compreso l’onorevole Baldassarre, divenuto nel frattempo commissario cittadino e, nonostante l’appartenenza che sentiamo nei confronti del partito, non crediamo nel programma che ci è stato prospettato nell’ultimo incontro;  decidiamo così di restare nelle civiche.

Salvatore Donadei a questo punto è il candidato sindaco per la Federazione delle civiche?

A questo punto i giochi sono aperti. In queste ore (ieri) si costituisce l’assemblea permanente della Federazione dalla quale dovrà venire fuori il nome del candidato sindaco, ci sono altri nomi che nel frattempo si sono consolidati all’interno dei movimenti, mentre il Pdl continua a fare proposte vaghe all’indirizzo della mia persona. Se queste proposte saranno concrete si possono rivedere tutte le decisioni prese fin’ora.

La popolazione neretina come guarda al terzo polo che avete costituito attraverso la Federazione?

L’idea delle liste civiche che camminano in totale autonomia è nuova ed ha molto appeal tra la gente un po’ stanca delle mancate risposte della politica tradizionale. La diffidenza iniziale si sta superando grazie anche alle numerose iniziative in ambito culturale e sociale che Nuovocorso ha messo in campo per il bene collettivo. Dal punto di vista politico, l’idea di spaccamento interno prevista anche dagli osservatori politici  cerchiamo di superarla con un lavoro di sintesi che favorirà l’idea più vicina all’amministrazione della cosa pubblica per il bene comune.

Avvocato, qual è la sua idea di “persone libere” all’interno del dibattito politico più volte da lei menzionata a proposito delle candidature?

La persona libera secondo me è quella non ricattabile, anche grazie alla posizione sociale e professionale che ricopre; è quella che risponde al principio etico della politica, che crede nelle appartenenze politiche e non transita a secondo degli opportunismi  personali. Ritengo fondamentale anche l’onestà intellettuale e la preparazione culturale per far fronte agli interlocutori con cui ci si confronta sulla scena politica e amministrativa. Libertà inoltre, come forza che un buon amministratore deve avere, seguendo democraticamente la propria squadra ma mantenendo posizioni ferme e coerenti. A questo proposito, Nuovocorso ha dedicato il secondo congresso cittadino: legalità e coerenza, due valori imprescindibili nella bistrattata politica dei nostri giorni.

M. Cristina Pede