Rocco Palese (capogruppo consiliare PdL): “Nessuna riduzione degli sprechi, nessun taglio alla spesa per beni e servizi, non vi sono norme per il controllo della spesa sanitaria e manca la proposta di un nuovo modello organizzativo del sistema sanitario. Per questi motivi il Pdl voterà questo Piano di Rientro.

La Giunta Vendola poteva presentare al Governo nazionale un Piano di Rientro completamente diverso, fatto di norme strutturali di contenimento e taglio della spesa, di riduzione di almeno l’1% della spesa per l’acquisto di beni e servizi, poteva proporre un nuovo modello di organizzazione calibrato non sui tagli ai servizi, ma sulla riduzione degli sprechi. Non è vero che il Governo nazionale impone alla Puglia le scelte che questo Governo regionale sta compiendo; il Governo chiede alla Puglia di rispettare le intese che la Puglia (come tutte le altre Regioni) ha sottoscritto nel 2005 e nel 2009 e che prevedono una riduzione di posti letto per numero di abitanti e poi le chiede di rientrare nei parametri del Patto di Stabilità.
Pur non condividendo il Piano, però, il centrodestra con grande responsabilità darà il proprio contributo affinché la Puglia possa presentarsi con il Piano già approvato al confronto con il Governo nazionale e le altre Regioni”

 

Michele Losappio (capogruppo consiliare SEL): “Siamo di fronte ad un momento molto importante per la nostra Regione. In primo luogo, approvando questo ddl evitiamo l’onere del commissariamento e questo va a merito dell’intero Consiglio regionale. Con la sottoscrizione dell’accordo col Governo nazionale, inoltre, rimpinguiamo la nostra provvista finanziaria. E’ vero che siamo di fronte ad una situazione socialmente dolorosa, ma si offre al sistema salute della Puglia l’occasione di una profonda verifica e l’avvio di una fase diversa. E’ stato inoltre il momento di un grande dibattito pubblico e aperto, a volte concentrato su temi di localismo esasperato, ma utile per arrivare ad una soluzione quanto più possibile condivisa”.

Pino Romano (consigliere regionale PD): “Registro la disponibilità del Consiglio ad affrontare il tema con lo spirito del confronto. Gli interessi in ballo erano tanti e fondamentalmente, allo stato attuale, non esiste in tutta Europa, una soluzione che possa portare alla contrazione della spesa sanitaria.
E’ vero che in Puglia ci sono criticità più acute: il ricorso e l’inappropriatezza del ricovero sono tra i più alti in Italia, e manca quasi del tutto la razionalizzazione dei servizi. Però, con questo Piano stiamo andando nella giusta direzione e spero che questo provvedimento non venga percepito dalla gente come razionamento di servizi, ma un’opportunità di razionalizzazione. Sulla scia di quanto già fatto dalla Regione Toscana, consiglio all’assessore Fiore di istituire una commissione che si confronti continuamente col territorio, in modo da creare una vera e propria cultura per le buone politiche della salute”.

Giammarco Surico (FLI). Il Piano di rientro è unidirezionale in quanto non colpisce i veri elementi di distorsione del Servizio sanitario pugliese: la spesa farmaceutica che deborda e quella per l’acquisizione dei beni e servizi. Basterebbe un 1%, per quanto riguarda quest’ultima, per ottenere lo stesso beneficio finanziario derivante dalla chiusura degli ospedali. Quindi occorre  centralizzare l’acquisizione dei beni e servizi che va anche nella direzione di contrastare le lobby. Inoltre, per quanto riguarda i servizi territoriali da potenziare, occorre prestare la dovuta attenzione al personale da impiegare: quello di estrazione ospedaliera non può essere impiegato sul territorio senza un’adeguata formazione. Necessita, quindi, rispetto a queste problematiche una nuova fase di concertazione.

Patrizio Mazza (IdV). Si fa tanto parlare di modelli organizzativi ma poi nessuno entra nello specifico. Su questo occorre una serrata discussione per capire e intervenire sulle criticità. Il modello che potrebbe fare al caso della Puglia è quello che si basa sulla professionalità degli operatori che di riflesso diventa l’elemento in base al quale vengono scelti dall’utenza. Questo sistema è preferibile agli altri due modelli: quello ospedalocentrico (che è quello che caratterizza in particolare la Puglia) e l’altro che sposta sul territorio buona parte dell’assistenza che, tuttavia, alla prova dei fatti non parte.

Ignazio Zullo (PdL). Il Piano di rientro è solo un adempimento formale. Il taglio dei posti letto porterà a un congestionamento dei Pronti soccorso e dei presidi ospedalieri, con il risultato che i cittadini non riusciranno ad essere curati adeguatamente e con il rischio di un ulteriore aumento della mobilità sanitaria passiva. A rendere ancora più critica la situazione il blocco dei tetti di spesa per le strutture private accreditate, la mancanza di norme di farmaco economia (sicuramente preferibile all’introduzione del ticket sulle ricette farmaceutiche), di norme per reingegnerizzare il personale in mobilità e per il potenziamento dell’assistenza territoriale.

Anna Nuzziello (Puglia per Vendola)
Oltre al modello organizzativo e di governance,  va attribuita la massima attenzione anche agli aspetti relativi alle distanze, all’eccellenza e alla formazione continua. Ecco perchè sarebbe opportuno, dopo l’approvazione del provvedimento odierno, che si affrontasse un piano di riordino a 360° modulato sui reali bisogni dei pazienti, mettendo da parte qualsiasi campanilismo.

Francesco Damone (La Puglia prima di tutto). La relazione del presidente della III commissione Marino è contradditoria: nella prima parte addebita tutte le responsabilità al Governo nazionale; nella seconda esprime una serie di auspici che sconfessano praticamente la gestione sanitaria in Puglia dal 2005 a oggi. L’assessore Fiore è il curatore del fallimento della politica di Vendola. Ed è questa la ragione per cui andrebbero mandati a casa tutti i direttori generali, sanitari e amministrativi che hanno portato alla situazione finanziaria in cui versa la sanità pugliese. Occorre centralizzare a livello regionale l’intera gestione della sanità pugliese. Va bene il taglio dei posti letto a condizione che avvenga contestualmente la riconversione con l’attivazione di servizi per i cittadini.

Euprepio Curto (Udc): In questa circostanza si potevano scegliere due strade, quella che privilegia l’aspetto politico e quella  invece istituzionale. Noi abbiamo scelto la seconda. Certo la tentazione di riprendere il dibattito su tutte le questioni di merito per riaprire le contrapposizioni ideologiche, e strumentali poteva essere forte, ma in questo momento deve prevalere la ragione. È indispensabile il passo indietro e un atteggiamento istituzionale. Il problema dei conti pubblici in generale e nello specifico della sanità non è un problema di destra o di sinistra, è una tematica complessa da affrontare. Queste sono le ragioni per cui voteremo sì a questo piano di rientro.

Aurelio Gianfreda (Idv): Il nostro voto è favorevole perché è un assenso al Piano di rientro relativamente alla disponibilità che abbiamo colto nell’assessore Fiore a riconoscere in seconda battuta gli eventuali errori commessi nella determinazione del riordino. Riconosciamo all’assessore caparbietà e onestà intellettuale. Voglio sottolineare che nel mio territorio si è verificata la cancellazione di 100 ospedali rivenienti dal piano Fitto, alla quale oggi si aggiunge questo ulteriore dimagrimento di altre 80 strutture. Una penalizzazione della fascia adriatica salentina che potrà essere risarcita solo quando si andrà a costruire un nuovo ospedale.

Salvatore Negro (Udc): Voglio sottolineare che da parte dell’Udc non esiste nessun atteggiamento di consociativismo, così come alcuni hanno sottolineato. Noi non abbiamo deciso sottobanco di votare in favore del Piano, ma con senso di responsabilità ci siamo astenuti in commissione annunciando la possibilità di votare in favore in aula. Abbiamo colto, fra l’altro, una certa disponibilità a venire in contro alle esigenze del territorio e pensiamo che questo momento storico può diventare un’occasione per la nostra Regione. La possibilità di cambiare rotta ed entrare in un’ottica virtuosa dal punto di vista della spesa, puntando però a migliorare la qualità dei servizi.

Giuseppe Lonigro (Sel): Questa è una iniziativa per molti impopolare, ma necessaria ed è necessario in questo momento un grande senso di responsabilità. Altre Regioni hanno scelto la strada del commissariamento. Un percorso ugualmente doloroso per la Puglia ma che avrebbe scagionato in qualche modo la maggioranza dalla responsabilità degli atti da compiere. Noi abbiamo avuto il coraggio di affrontare diversamente questa materia
Da ora è necessario puntare il dito laddove si individuano gli sprechi e si fiutano possibili truffe ai danni dei cittadini. Dobbiamo puntare al recupero del turn over.
Se riusciamo a raggiungere questi obiettivi avremo reso un ottimo servizio alla comunità.

Domi Lanzillotta (Pdl): Quello di cui ci stiamo occupando oggi non si può ascrivere ad una circostanza contingente. È il risultato di anni in cui si è fatto finta che, il lavoro sporco di chi ha preceduto Vendola, non avesse una valenza per la salute del sistema sanitario pugliese. Purtroppo, il proseguire del clima da campagna elettorale, ha portato a chiudere gli occhi su quelle che erano scelte indispensabili già negli anni precedenti. Oggi ritorniamo a discutere di una materia che avremmo dovuto aver già risolto.
Noi abbiamo delle perplessità. Temiamo che sia troppo tardi e che ci si possa comportare come il giocatore di poker che per necessità vende i gioielli di famiglia, ma che ritorna a giocare il giorno dopo. Ci aspettiamo che dalle parole si passi ai fatti.

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