Il paese sta vivendo una delle fasi più critiche della storia repubblicana. Continuiamo ad assistere quotidianamente ad atti di arroganza della maggioranza parlamentare che mortificano alla base i valori costituzionale e le regole minimali del vivere civile

L’etica, la morale, la solidarietà sono diventati termini senza alcun significato e valore, utilizzati solamente come slogan, come specchietto per le allodole per l’elettore che, purtroppo, guarda alla politica quale affermazione dei più forti nei confronti dei più deboli e non come rappresentazione di esigenze diffuse. Sono le considerazioni avanzate dall’area Semplicemente Pugliesi della Provincia di Lecce.

In tale contesto il Partito Democratico, al di là delle enunciazioni, e dello sforzo di molti militanti di base e dirigenti, non sempre riesce a marcare la differenza con l’attuale maggioranza.
Il lento, faticoso e spesso contraddittorio processo di fusione tra le 2 realtà politiche che hanno dato vita al PD, insieme alla profonda crisi che sta vivendo l’idea stessa di rappresentanza politica attraverso lo strumento partitico, hanno generato, anche in provincia di Lecce, fenomeni di disaffezione se non proprio di allontanamento dai circoli e dalle sezioni.
Sempre più spesso i presìdi locali sono rimasti appannaggio esclusivo di militanti che possono contare su un elettorato (ampio o marginale che sia) consolidato. Ciò, da un lato, ha garantito continuità all’azione politica a livello locale, anche con notevoli sacrifici personali; dall’altro, in molti casi, ha creato centri di rappresentanza che rischiano di apparire (o diventare) autoreferenziati e che, in nome appunto della presenza e della testimonianza, intraprendono percorsi politici che appaiono anche all’osservatore più attento come poco comprensibili o  incoerenti.

Solo alcuni esempi:
Gallipoli
– A poco più di un anno dall’elezione del sindaco Venneri sostenuto da una coalizione di centro destra, che vedeva il Partito Democratico contrapposto con un proprio candidato e con un programma alternativo, dopo una lunga e dolorosa crisi amministrativa, in barba agli impegni presi con gli elettori, entra in giunta, anche se con assessori esterni, ed evita il ritorno alle urne, logica conseguenza della crisi del centrodestra;
Casarano
– Situazione contraria. Nel 2009 il Partito Democratico, insieme ad altre forze politiche, vince le elezioni sostenendo il candidato Sindaco De Masi, fortemente voluto dalla dirigenza  PD locale, la stessa che ora cerca di farlo cadere uscendo dalla maggioranza. Ma non finisce qui, in quanto gli stessi protagonisti, appena qualche giorno fa si sono detti disponibili a rientrare in giunta a patto che  il Sindaco apra un tavolo di confronto. Un dirigente del Partito locale ha definito tale comportamento “quantomeno schizofrenico”, figuriamoci quali sono le considerazioni dei cittadini.
Nardò
– Anche qui il Partito Democratico, vince le elezioni nel 2009 sostenendo come candidato Sindaco Antonio Vaglio e ne provoca la crisi a poco più di un anno facendo dimettere i propri consiglieri a seguito di contrasti sull’impostazione del Bilancio. Una delle conseguenze è la perdita di credibilità del Partito che è in enorme difficoltà a dialogare con le numerose liste civiche che stanno accogliendo anche pezzi importanti della militanza PD.
Alessano
–  Il Partito Democratico arriva frantumato alle primarie per la scelta del candidato sindaco di centro sinistra, al termine di un percorso che sembra essere più un regolamento di conti tra fazioni interne al partito che un processo democratico di scelta.
Per non parlare delle numerosissime amministrazioni governate dal centro sinistra e che nel 2009 sono passate al centro destra.
Di tutto ciò, nonostante lo sforzo della segreteria provinciale,  non si parla, né tanto meno si cerca di approfondirne le cause e conseguentemente di porre rimedio.
Continuiamo ad assistere, indifferenti, all’esodo dal partito di molti dirigenti e militanti, impegnati come siamo a rincorrere le emergenze o a rivendicare incarichi.
L’emergenza democratica che il paese vive necessita di un Partito Democratico migliore, gli elettori che hanno creduto nella costruzione di un nuovo grande partito riformista meritano Dirigenti più attenti.
Se non è questo il momento per mettere da parte obiettivi personali, che seppur legittimi, distolgono dall’impegno che tutti dovremmo porre per far fronte alla gravità del momento.
Se non ora, quando?

 

 

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