E’ incredibile quello che è riuscito a fare il Lecce a Catania. Ha quasi cercato la sconfitta con un comportamento tecnico decisamente censurabile. Che è colpa del suo mal…

Ammetto la mia ignoranza nel non conoscere a fondo i meriti e le opere del prof. Tafazzi del quale ignoro se trattasi di un illustre letterato o di un medico di chiara fama, ma so per certo che il tafazzismo a Lecce dilaga. Qualche amico mi ha suggerito, data la sua maggiore conoscenza in proposito, che il tafazzismo è una malattia, non certo contagiosa anche se se ne sente spesso parlare con esempi del tipo” marito che per far dispetto alla moglie…”, ma che tende a colpire soggetti particolarmente labili e che, dopo 90’ di pratica agonistica, hanno qualche neurone in via di fusione  con relativi stimoli sensoriali in via di esaurimento.
Ho così scoperto, sia pure involontariamente, che in questo momento è seriamente ammalata di tafazzismo la formazione del Lecce. Non è la prima volta che si vanifica quanto di buono fatto sul campo, a tal proposito c’è una lunga teoria di risultati che evidenzia di come il Lecce sarebbe ai primi posti della classifica solo che le partite finissero dopo un’ora. Purtroppo durano 90’ ed anche oltre ed ecco che in quel lasso di tempo il “tafazzismo” subentra con effetti devastanti.
Ci si domanda: ma il male è curabile? La risposta, per fortuna, è affermativa solo che non si cerchino alibi che non reggono la prova sul campo e si lavori molto, dico molto, alla correzione di quelli che sono diventati difetti endemici. A Catania c’è stato il picco massimo della malattia: tre punizioni e tre reti, in pratica il 100% delle possibilità; mi limito solo a questo trascurando, per carità di patria, anche la rete della settimana scorsa di Miccoli. Allora, bando alle chiacchiere ed alla ricerca di altri possibili alibi, e analizziamo con onestà intellettuale la partita, astraendoci dalla emotività di un giudizio affrettato. Ho sentito parlare di “scippo”, ho letto su facebook giudizi giustificativi piuttosto affrettati, ma solo in poche testate giornalistiche ho letto una disamina, per me corretta, del problema.
Metto da parte l’arbitro, del quale parlerò dopo, ed analizzo ciò che si è verificato: una grossa occasione  è stata sprecata da Grossmuller, così come analoga occasione è stata sprecata da Schelotto;  due chiarissime occasioni gol sono state sprecate, ma è colpa sua, da Maxi Lopez, un palo è stato preso da Vives, e questo può essere il vero motivo di rammarico perché avrebbe portato il risultato sul 3 a 1, ma per il resto non mi sembra che ci siano state situazioni particolarmente critiche per l’una o per l’altra squadra. Il Lecce ha dato l’impressione di poter essere padrone del campo, ma questa è stata solo un’impressione perché il virus del tafazzismo era in agguato. Pertanto, alla prima occasione disperata del Catania, con un’area di rigore  ben presidiata, non si trova di meglio che fare un fallo, forse da rigore, magari l’arbitro lo avesse assegnato perché Rosati avrebbe  forse avuto la possibilità di pararlo!, e così si è esaltata la sindrome del Tafazzi: infatti, il Lecce schiera la barriera con quattro uomini, tra i quali i  marcantoni  Mesbah e Vives, non ci si accorge che Lodi, in precedenza  impallinatore di Rosati per ben due volte, sposta la palla indietro di almeno trenta centimetri e la sposta a destra di altrettanti centimetri, mirando poi alla testa di Mesbah che, marcantonio in barriera, mentre gli altri si alzano, lui rimane rigorosamente fermo per evitare che il pallone lo potesse colpire; a questo punto Rosati ci ha messo del suo. Dopo appena quattro minuti, altra discesa di Gomez con passaggio a Maxi Lopez al limite dell’area ed intervento, certamente dubbio del nostro difensore, e seconda punizione per il Catania. E’ emblematico di come, al momento del fischio arbitrale, ben due giocatori del Lecce si siano messi le mani nei capelli e si siano girati; se esaminate i fotogrammi, loro non fanno quel gesto in forma di protesta ma per il timore che potesse accadere la stessa cosa di quattro minuti prima.
Vengo all’arbitro: per me non ha arbitrato con  la doverosa competenza che si richiede agli arbitri, ma ritengo non abbia influito sulla partita. Capita che una punizione si dia o non si dia, e questo può essere l’errore, ma non si è certi che ne scaturisca il gol; del resto, le quattro testate del mio riferimento danno i seguenti voti: Messaggero 5,5 – Quotidiano 5,5 – Il Giornale 5,5 – Il Corriere dello Sport 6. I voti non mi sembrano tali da giustificare le prese di posizione di De Canio che, se è giusto, da allenatore, difendere il comportamento dei calciatori, credo sarà anche doveroso per lui  porre rimedio, con allenamenti specifici, a questa che sembra essere un’emergenza difensiva causa il calo di concentrazione.
Seriamente lascio il tafazzismo e, spero che il Lecce, in tutte le sue componenti, sia meno passionale e più razionale, specie sul campo, e poi, consoliamoci con questa speranza:  non è detto che le assenze contro la Juventus ci penalizzino veramente. Non escludo che si possa anche fare una buona partita con annesso buon pranzo allo stadio.

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