”Provo grande disagio nel vedermi ancora contestata l’associazione per delinquere nonostante una definitiva sentenza della Cassazione che ha confermato il mio proscioglimento da questo capo d’accusa”. Lo ha detto il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto

rendendo dichiarazioni spontanee nell’udienza del processo chiamato ‘La Fiorita’, in corso a Bari davanti ai giudici della seconda sezione collegiale. Come gia’ sottolineato nelle precedenti udienze dal suo difensore, il deputato del Pdl Francesco Paolo Sisto, l’accusa continuerebbe a richiamare fatti che si riferiscono ad una presunta copertura politica da parte del ministro, all’epoca dei fatti presidente della Regione Puglia. Fitto ha inoltre dichiarato di voler ”rinunciare alla prescrizione del reato di istigazione all’abuso d’ufficio”, contestatogli dalla Procura, unico reato prescritto tra quelli a lui contestati. ”Ritengo – ha detto Fitto – fondamentale difendersi in un processo con gli strumenti idonei e non fuori da un’aula di Tribunale”. Fitto e’ accusato di sei reati: due episodi di corruzione, tra cui la presunta tangente da 500.000 euro ricevuta dall’editore romano Giampaolo Angelucci, ritenuto dall’accusa illecito finanziamento al suo partito ‘La Puglia Prima di Tutto’, peculato e due episodi di abuso d’ufficio. Complessivamente sono 36 su 91, quasi un terzo, i capi d’imputazione dichiarati prescritti in aula dal pm Renato Nitti, e riguardano diversi episodi di corruzione e turbativa d’asta. I fatti contestati si riferiscono agli anni 1999-2005, quando Fitto era presidente della Regione. La procura ipotizza l’esistenza di una presunta associazione per delinquere finalizzata ad assicurare alla societa’ barese ‘La Fiorita’ le concessioni di servizi di pulizia di enti pubblici e Asl pugliesi e un appalto da 198 milioni di euro a una societa’ di Angelucci per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite.

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