Gianpiero Mele era capace di intendere e di volere quando ha sgozzato il suo bambino di soli 2 anni. A dirlo sono i consulenti nominati da gip Nicola Lariccia, il dottor Domenico Suma e il professor Antonello Bellomo. La consulenza è stata depositata nelle scorse ore al quinto piano del tribunale di lecce dopo ben 2 proroghe richieste dagli specialisti.

Hanno escluso dunque l’incapacità d’intendere e di volere del 25enne di Taurisano che il primo luglio scorso si recò nella casa dei genitori a Torre San Giovanni ed uccise il suo figlioletto, tentando poi di togliersi la vita. I medici di conseguenza hanno escluso la pericolosità sociale di Mele. Il giovane attualmente è detenuto in una struttura specializzata nel barese, dopo che gli stessi consulenti lo avevano dichiarato incompatibile col regime carcerario. Oggi è affetto, scrivono i consulenti, da una sindrome depressiva reattiva: una patologia sicuramente generata da quanto è accaduto.

Le conclusioni a cui sono pervenuti saranno discusse davanti ai legali e al pm Guglielmo Cataldi in sede di incidente probatorio, prima che lo stesso pm decida come procedere.

L’incapacità di intendere e di volere rappresentava uno dei pochi appigli che i legali del 25enne, Gabriella Mastrolia ed Angelo Pallara avevano a disposizione per scongiurare una condanna pesante. Sembra infatti che la procura abbia paventato anche la premeditazione: Mele infatti prima del delitto si fermò presso un negozio di Torre San Giovanni per acquistare il piccolo cappio e il taglierino utilizzato per sgozzare il figlioletto. Assistono la famiglia della madre del bambino, Angelica Bolognese, gli avvocati Alessandro Stomeo e Salvatore Centonze