Venticinque anni or sono veniva aperto a Maglie il mitico pub underground, ritrovo tutti i venerdì sera dei musicisti jazz salentini, fra i quali anche chi scrive, e di tutti gli appassionati di questa musica.

A quei tempi, parliamo della metà degli anni ’80, non esistevano come oggi locali che consentissero agli adepti della musica jazz di esprimere il loro feeling musicale, l’unica alternativa era la costituzione di appositi circoli. Il pub underground di Maglie rappresentò una svolta epocale, diventando il punto di riferimento di tutti gli appassionati di jazz non solo del Salento, ma anche di buona parte della Puglia. Ogni venerdì, in un clima amichevole e goliardico, chiunque lo volesse saliva sul palco per esibirsi in una jam session, idealmente ispirata a quelle americane degli anni ’40 e ’50. Ma il pub non era solo limitato alle jam, grazie all’attività del gestore, l’insostituibile Lucio Palanca e di altri pionieri del jazz salentino, fra i quali ricordiamo Ennio Brunetta e Bruno Marotta, spesso diventava teatro di performance e concerti eccezionali di grandi stelle del panorama jazzistico internazionale. Da queste iniziative sarebbe poi sorta la rassegna Salento Jazz, nota di colore alle nostre estati, durante gli anni ’90.
Domenica scorsa, 13 gennaio, su iniziativa di due storici jazzman salentini, Ennio Brunetta e Mauro Tre, c’è stato il revival, il ritorno dei vecchi amici di un tempo a calcare l’ormai mitico palco del pub underground. Si ricordano Roberto Gagliardi, Checco Leo, Stefano Pellegrino, Michele Colaci ed altri. Certo, la scenografia non era esattamente la stessa di venticinque anni or sono, il locale è ormai in regola con ogni disposizione di legge e non più pionieristico, ma lungo il perimetro delle mura alcuni schermi proiettano le foto degli eventi di quegli anni e qualcuno, magari, riesce a riconoscersi nonostante sia trascorso il tempo. Ma la cosa più bella della serata è stato il ritrovarsi di nuovo in quel locale dopo anni, certo con più di qualche capello in meno, con molte teste innevate e con qualche chiletto di troppo per qualcuno, tuttavia la grinta e la verve sono rimaste quelle di un tempo. Ovviamente non mancavano anche le stelle emergenti del panorama jazzistico salentino, che hanno contribuito a riempire la serata insieme alla vecchia guardia. Del resto era una mega jam session, come quelle di un quarto di secolo fa.
Si sa che con l’età si diventa nostalgici, forse per il desiderio di riprendere una giovinezza ormai andata via, eppure se il pub underground ritornasse ad essere il tempio del jazz salentino, sarebbe come aggiungere un nuovo capitolo alla nostra storia. Del resto, l’intera storia è un succedersi di capitoli …
Cosimo Enrico Marseglia

 



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