”Sul corpo delle donne, ciclicamente si intensifica la lotta culturale e la lotta politica. Oggi siamo dentro un passaggio molto importante: quello per cui la codificazione di un linguaggio maschilista becero, che è diventato una lingua ufficiale e del potere, viene contestato apertamente, dopo vent’anni

 

in cui il nostro paese si è assuefatto a questo codice sessista e maschilista”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, spiegando la nascita dell’Osservatorio regionale sulla comunicazione di genere, al quale aderiscono le università pugliesi e la Commissione pugliese per le pari oppportunità.

Per Vendola, ”questa è la battaglia, il punto di fondamento di qualunque cultura di cambiamento. Bisogna mettere in discussione la contesa egemonica sul corpo delle donne, riattraversare il linguaggio che ha istruito i codici della discriminazione, il linguaggio quotidiano che ha prodotto quel fenomeno che ci interroga a partire dalla cronaca nera, di uomimi che uccidono le proprie donne, di abusi, di mobbing”. ”Bisogna mettere in campo – ha aggiunto Vendola – anche piccole cose che ci aiutano ad avere confidenza con la parzialità del nostro genere: c’è il ruolo dei maschi da discutere criticamente”.

”Noi – ha sottolineato – a un certo punto abbiamo cominciato a vivere in un Paese in cui una specie di misoginia rappresenta i termini di strumentalizzazione del corpo della donna come perfetto ornamento del potere maschile. Un discorso pubblico che prevedeva la cooptazione della donna in quanto corredo dell’onnipotenza del maschile. Perfino prevedere la selezione delle rappresentanze femminili – ha concluso Vendola – a seconda della gradevolezza estetica intesa dallo sguardo maschile”.

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