Alla fine ha vinto il partito del divieto. Negozi chiusi. A leggere le motivazioni portate nell’ordinanza di chiusura si comprende appieno la confusione che regna sovrana sulla materia e nella testa dei nostri governanti.

Vetrine addobbate a festa ma negozi chiusi obbligatoriamente. Chi ha la saracinesca ha fatto un lavoro inutile. Ha vinto la solita politica paternalistica che sceglie per i propri cittadini che cosa e’ giusto e che cosa e’ sbagliato, come sempre a discapito della liberta’ individuale. A perderci i consumatori, attori protagonisti del mercato, purtroppo sempre più relegati al ruolo di comparse a favore d’interessi di minore importanza. Fortunatamente non si può prevedere anche l’obbligo di partecipazione alle feste programmate per quella giornata. Sarebbe stato decisamente troppo anche perché per il 17 marzo il programma è a dir poco scarso. In sostanza più che una giornata di festa, un giorno di vacanza. Non sfugge il fatto che in molte occasioni le aperture dei negozi siano fatte senza tener conto delle esigenze dei lavoratori. Forse, però, sarebbe bene ricordare che esistono delle leggi precise sul lavoro nei giorni festivi e che se non si riesce a farle rispettare, probabilmente la soluzione migliore sarebbe quella di impegnarsi in tal senso piuttosto che mettere toppe tanto odiose quanto discutibili.

 

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