Il 31 marzo scadrà la validità dell’accordo, siglato presso la Regione Puglia, tra le OO.SS. e le Organizzazione datoriali per la concessione della proroga dei trattamenti in deroga per l’anno 2011. Quale sarà la sorte dei dipendenti EnAIP?

È questo il succo dell’interrogazione urgente a risposta scritta che il consigliere della Regione Puglia e presidente di “Moderati e Popolari”, Antonio Buccoliero, ha inviato all’assessore regionale alla Formazione Professionale.
Scrive Buccoliereo:
Premesso che :
·         Con l’approssimarsi della data del 31/03/2011 viene a decadere la validità dell’accordo siglato presso la Regione Puglia in data 14/12/2010, tra le OO.SS. e le Organizzazioni datoriali, per la concessione della proroga dei trattamenti in deroga per l’anno 2011, specificatamente per il periodo dal 1° gennaio al 31 marzo 2011.
·         Risulta che l’EnAIP- Puglia, nel rispetto del secondo capoverso di quanto convenuto, ha inoltrato richiesta di prosecuzione dei trattamenti de quo alla Direzione Regionale del Lavoro, per le medesime unità lavorative e con gli stessi criteri concordati con le parti sociali e ratificate presso la regione Puglia per l’anno 2010, ottenendo relativa autorizzazione con provvedimento n. 17/CUM/CIG 2011 dell’11/01/2011;
·         l’accordo del 14 dicembre scorso poneva in premessa la necessità di fornire indicazioni operative in favore dei possibili beneficiari dei trattamenti per l’anno 2011 in attesa dell’emanazione delle disposizioni in materia di concessione o proroga degli ammortizzatori sociali in deroga per l’intera annualità e che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha ribadito che le Regioni possono utilizzare le risorse finanziarie attribuite e non ancora utilizzate per l’anno 2010, nel limite di 12 mesi per tutto l’anno 2011;
·         Tale richiesta riveste per l’Ente EnAIP-Puglia, il più consistente nella Regione per numero di sedi accreditate e personale dipendente, carattere di particolare urgenza, considerato che le condizioni che hanno determinato la necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali per i propri dipendenti, ancorchè non risolte, sono ulteriormente peggiorate per l’oggettiva difficoltà a portare avanti, in tempi ristretti un piano di risanamento e rilancio di un Ente strutturato con presenza capillare sul territorio e personale storico riveniente da numerosi provvedimenti Regionali di trasferimento delle risorse provenienti da Enti disciolti e, in secondo luogo per l’oggettivo stallo dell’avvio delle attività, pur già da tempo assegnate, per questioni che non dipendono da volontà dell’Ente;
constatato che:
·         Questa situazione, che qui si è compressa in due grosse questioni, contiene in se una miriade di difficoltà di natura diversa e tutte di peso notevole, alle quali la gestione commissariale dell’Ente sta cercando di dare risposte concrete e soluzioni praticabili, pur nella effettiva dolorosa consapevolezza che ristrutturare, riprogettare, riorganizzarsi, vuol dire anche ridursi, rinunciando a parte della propria storia e a quel radicamento sul territorio che un tempo ha costituito un valore ed oggi rappresenta un peso;
·         L’EnAIP registra situazioni ed accadimenti non sempre lineari e coerenti rispetto ai progetti che aveva pensato di portare a compimento, che intralciano il cammino, producendo la necessità di rivedere le decisioni, le impostazioni, le strategie. E’ questo il caso dei tempi e delle azioni che aveva ipotizzato l’EnAIP nel piano di risanamento e rilancio dell’Ente e che avrebbero dovuto procedere su un tracciato di eventi con finalità, tempi e strumenti certi che ne potessero favorire la realizzazione. L’ausilio del ricorso agli ammortizzatori sociali avrebbe dovuto, per un tempo che purtroppo si è dilatato, accompagnare il processo di risanamento finanziario dell’Ente, garantendo che non si producessero ulteriori insostenibili debiti per le retribuzioni al personale e per garantire ai dipendenti, in regime di forte contrazione delle attività, la garanzia occupazionale che L’EnAIP-Puglia, in quanto emanazione di un’Associazione del privato sociale quale le ACLI, si ostina a voler assicurare ai propri dipendenti;
·         Venendo a cadere questa possibilità e perdurando la situazione di estrema precarietà in cui versa l’Ente che, allo stato, gestisce un’attività inconsistente ed in fase di ultimazione e che non può, nonostante vi siano approvazioni anche datate, avviare i pur limitati corsi che sono stati regolarmente assegnati, è comprensibile come si faccia sempre più concreta la necessità di ricorrere a soluzioni di altra natura che, per quanto caparbiamente scongiurate, potrebbero rivelarsi le uniche possibili e definitive, se non per l’intero patrimonio di risorse umane ancora in forza, certamente per quelle la cui collocazione dovesse risultare impossibile;
tenuto conto che:
·         A quanto risulta, l’Ente, che già porta il peso di un consistente pregresso non risolto: costi oneri CCNL di categoria, fasce, mancato introito del 25% dalla legge regionale 14/2004 (parte salari riconosciuti i dipendenti in periodi di inattività ma esclusi dai benefici di legge) , distacchi sindacali per oltre un milione di euro, ecc., il tutto per almeno dieci milioni di euro spesi per garantire lo stipendio ai lavoratori, senza alcun riconoscimento da parte dell’Amministrazione pubblica (Regione in primis). Almeno questa parte di “anticipazioni”, rimesse da un Ente senza scopo di lucro (così come vuole la Legge Regionale sull’accreditamento), così come vuole la normativa nazionale e regionale da noi sempre consapevolmente, coscientemente e responsabilmente applicata a totale servizio dei lavoratori, del lavoro e del legittimo esercizio dell’azione sindacale nella formazione professionale, lottando la precarietà nel lavoro, simultaneamente alla lotta alla precarietà del sistema degli enti, (su cui la nostra Associazione promotrice, le ACLI, hanno investito capitale proprio per miliardi di vecchie lire) potrebbe trovare riscontro nella sensibilità del legislatore regionale;
·         l’Ente, non può, nella maniera più assoluta, sostenere l’aggravio di ulteriori debiti per retribuzioni al personale che non siano esigibili e rendicontabili. Se, pertanto, non dovessero giungere in tempi brevi, notizie in merito alla possibilità di prorogare ancora la CIG per tutto o parte dell’anno in corso, sarà necessario preavvisare il personale, coinvolgendo in questa ultima decisione, come di norma, le Organizzazioni Sindacali.
l’interrogante chiede all’Assessore alla formazione professionale ed al presidente della giunta regionale:
·         quale sia la posizione della giunta regionale rispetto alle problematiche rappresentate, con analoga missiva al governo regionale;
·         se non sia il caso di provvedere al più presto a dare le notizie di cui necessita l’ente per poter attrezzare la prossima fase organizzativa della propria vita sociale;
·         se vi siano le condizioni per concedere la richiesta proroga;
·         a che punto sia la riforma agognata del settore della formazione professionale ed i tempi per le fasi del nuovo accreditamento degli enti stessi interessati.

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