“Nel corso del Consiglio di Facoltà di Ingegneria di ieri mattina, Martedì 22 Marzo, è stato deciso di introdurre il numero chiuso per i quattro corsi triennali DM 2704 (Industriale, Industriale Brindisi, Civile e Informazione) a partire dal prossimo A.A. 201112.” Lo comunica l’ Udu Lecce Ingegneria

“La decisione è stata presa da parte del Consiglio di Facoltà come soluzione al problema del superamento della numerosità massima delle immatricolazione ai corsi triennali. Ogni corso di laurea triennale, a seguito dell’emanazione del DM 1710, per essere attivato deve ottenere la disponibilità di dodici garanti (docenti associati o ordinari) permettendo la frequentazione di un massimo di 150 studenti. Negli ultimi anni le immatricolazioni ai corsi triennali di Lecce (Industriale, Civile e Informazione) hanno superato le 150 unità, mentre il corso di ingegneria Industriale di Brindisi ha la metà delle immatricolazioni consentite.
Tutto questo non rappresenterebbe un problema considerevole per l’amministrazione (ma solo per gli studenti), se il Governo non avesse deciso, con la legge 133 del 2008, di erogare i finanziamenti alle università anche in base al rispetto di questi parametri di numerosità massima dei corsi.
La componente studentesca ha votato compatta (ad esclusione dell’associazione Obiettivo Studenti) in modo contrario alla proposta. Come Unione degli Universitari di Lecce rigettiamo in toto l’idea stessa di numero chiuso e di sbarramento ai percorsi formativi. Inoltre pensiamo che ricorrere allo strumento del numero chiuso per ovviare ad una norma del governo sia la scelta, più facile, ma meno adeguata che  poteva essere presa.
Dal prossimo anno, quindi, uno studente dovrà sostenere un test di selezione, e non di valutazione come è stato fino ad ora, per potersi iscrivere ad uno dei corsi di laurea triennali della Facoltà di Ingegneria.
Ci troviamo di fronte all’ennesimo caso in cui l’amministrazione ha deciso di privare di un altro pezzo di diritto allo studio gli studenti, e soprattutto, come accade aumentando le tasse, si inserisce un nuovo sbarramento alla libera scelta del percorso di studi.
Questo cambiamento  deve far riflettere tutto il mondo accademico e l’opinione pubblica, in quanto i problemi all’interno del mondo universitario non vengono più affrontanti all’interno di una cornice didattica, e quindi intensi in senso migliorativo della qualità dei percorsi degli studi, ma solo ed esclusivamente inseriti in una cornice economica e nella necessità di far quadrare i conti di bilancio.”

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