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Si è tenuta ieri alle 17:30 nella cornice innovativa del Festival della Cultura, a Galatina, la presentazione del nuovo libro di Mauro Ragosta, “Dove va l’economia leccese?”.
Erano presenti Elisabetta Opasich, nelle vesti di moderatrice, il giornalista, Roberto Martalò, che ha conversato con l’autore, e l’editore, Pompea Vergaro.

“Un agile manuale per giovani giornalisti e politici, imprenditori e pubblici dirigenti, per giovani universitari e laureati, per tutti coloro ai quali interessano le sorti economiche del territorio di Lecce e provincia”, come mette in chiaro la quarta di copertina.
Non il classico manuale di economia, che si limita a fornire con comprovati metodi accademici gli elementi storici e attuali di un economia in evoluzione; non un testo per gli addetti ai lavori, certamente già al corrente della situazione; ma un libro semplice e dettagliato, alla portata di chiunque voglia approfondire le logiche economiche del territorio leccese.

Mauro Ragosta, che già nel 1988 compose un lavoro sull’imprenditoria salentina, analizzata dal 1960 in poi, torna sull’argomento, ampliandolo, con l’intento di fornire gli elementi necessari per comprendere la situazione economica della entroterra salentino, anche a chi non ha una formazione scientifica.
Il suo scritto, nato da uno studio approfondito e dettagliato, non si presenta solo come una sintesi analitica, ma vanta un carattere propositivo: l’autore, oltre a illustrare i principali aspetti del nostro sistema di produzione e scambio, ha l’intento di stimolare i giovani salentini a scegliere la via dell’imprenditorialità, e di smettere di credere nella chimera del posto statale. Non personali supposizioni, ovviamente, ma deduzioni logiche basate sui numeri di assunzioni in netto declino nelle imprese statali e nel settore bancario e finanziario.

L’analisi di Ragosta ci mostra come l’economia del basso Salento sia diversa da quella delle altre province pugliesi: la crisi del 2008, infatti, per la provincia di Lecce ha segnato il passaggio ad un’economia avanzata, basata su un settore molto evoluto, come quello dell’arte e dello spettacolo: Lecce risulta essere, infatti, una delle città meridionali più vivaci dal punto di vista culturale.

Gli studenti, i disoccupati alla ricerca di un impiego, i politici e anche il mondo accademico dovrebbero prendere atto di questa evoluzione: le facoltà di economia, come ribadito da Ragosta, si limitano di offrire agli studenti le nozioni di calcolo e di contabilità, tralasciando gli aspetti manageriali e strategici, “sfornando così emigranti”, come conclude lo stesso autore.