Padovano Pompeo RosarioDa dietro le sbarre, avrebbero continuato a gestire il racket delle estorsioni nella città di Gallipoli, almeno fino al 2010. Per farlo, i gallipolini Pompeo Rosario Padovano, 40enne, omicida reo confesso del fratello Nino Bomba, ex boss della Scu, Giuseppe Barba, di 41, e Cosimo Cavalera, di 35, i cosiddetti “irriducibili” del clan, si sarebbero avvalsi della collaborazione di persone interne alla cerchia familiare

: del cugino di Rosario, Marcello Padovano, di 50 anni, di Cristina Caiffa, di 38 anni, e di Mario Barba, di 63, rispettivamente moglie e padre di Giuseppe Barba. Tutti e sei sono accusati di estorsione, tentata estorsione e minacce.

Dal 2007 al 2010, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppetto avrebbe messo in atto numerose estorsioni ai danni di commercianti ed artigiani della città bella, costretti, con la forza, a cedere denaro o merce in cambio di un po’ di tranquillità. Due gli episodi più significativi, denunciati dalle vittime: il primo risale all’aprile 2010, quando, come accertato dalle indagini degli agenti commissariato di Gallipoli, all’interno della carrozzeria del cognato di Barba, si presentarono Giuseppe Barba e la moglie, per far riparare un’auto in uso a Rosario Padovano. Svolti i lavori, il carrozziere non ottenne il compenso, anzi. Ricevette la visita del Cavalera, che ritirò l’auto senza pagare, non lesinando minacce e malmenando il figlio dell’uomo. L’altro episodio, portato alla luce dai carabinieri del nucleo investigativo, andava avanti dal 2007: nel mirino del sodalizio era finito l’internet point “Media Point”, di Gallipoli. Qui, Rosario Padovano si era presentato per ottenere dei contributi per la sua associazione di volontariato “Vela Blu”, che il titolare gli versava tramite assegni. Dopo il suo arresto, era Barba l’incaricato di riscuotere il denaro, che esigeva in contanti: 100-200 euro al mese. Finito in carcere anche lui, il 41enne impugnò carta e penna per scrivere una lettera, che suo padre, Mario Barba, consegnò nelle mani del titolare dell’internet point; poche righe per un messaggio chiaro: “datti da fare”. Il cugino di Rosario Padovano, Marcello, invece, lo raggiunse in un ristorante, dove, forte del suo cognome, si fece consegnare un costoso orologio. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce, agendo a quattro mani con gli agenti del commissariato locale, hanno notificato in carcere l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Rosario Padovano, Giuseppe Barba e Cosimo Cavalera, emessa dal Gip di Lecce Anna Lisa De Benedictis, su richiesta del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica Elsa Valeria Mignone. Gli altri tre, invece, il cugino dei Padovano, Marcello, Cristina Caiffa e Mario Barba, risultano indagati a piede libero.