Una giovane coppia, ormai formatasi da tempo, maturò, finalmente, il desiderio di convolare a nozze.
Gillian e Sergio si erano conosciuti in spiaggia ancora adolescenti, ed ora eccoli qui, pronti a fare il grande passo.

Ne avevano superate di difficoltà e di tentativi di scappatelle, per poi tornare sempre uniti, più di prima. Era proprio un fidanzamento da cementare.
Proprio quel loro crescere insieme, quei litigi superati in partenza, avevano posto le fondamenta per un legame coeso, aperto al confronto, al dialogo, alla fiducia.
Questo li agevolò nella scelta del ristorante, della chiesa, delle bomboniere, delle partecipazioni, delle fedi, del fioraio, del viaggio di nozze, del fotografo, della data … In tutto si erano documentati, avevano compiuto sopralluoghi, scelto sempre tutto insieme, giungendo ad un compromesso che accontentasse entrambi, ed il budget che avevano a disposizione.
Avevano deciso di investire di più sulla casa e sull’arredamento e fu qui che cominciarono a sorgere i problemi!
“Scherzi?” – disse lei, mentre beveva il suo caffè, nel bar vicino casa – “Io devo necessariamente stare vicino ai miei! Hanno bisogno di me, non sono messi bene in salute! Non posso proprio allontanarmi!”.
“E perché io si? Anche i miei hanno bisogno, mica solo i tuoi! Per carità, gli voglio bene, ma non esistono solo loro, anche io sono un figlio”.
“Non lo metto in dubbio, ma … sai che c’è? Non mi va di litigare per questa cosa. Dobbiamo venirci incontro, per cui …”.
“ … Faremo come abbiamo sempre fatto: sceglieremo la via di mezzo!” – esclamò lui, completando la frase iniziata da Gillian.
Comprarono subito un giornale pieno di inserzioni immobiliari, si rivolsero alle agenzie, passeggiarono raccogliendo annunci per le vie scelte come possibili future residenze e, infine, trovarono il tanto sospirato appartamento: un pentavani, con ampia balconata, doppi servizi, doppio sgabuzzino, riscaldamento autonomo, doppi infissi, zanzariere e condizionatori.
“Certo che ci è costato un bel po’ venirci incontro!” – pensò lui a voce alta.
“Si, ma ci pensi? È un ottimo investimento. Pur facendo qualche sacrificio in più ora, ce lo ritroveremo dopo e saremo proprietari. In affitto per una vita, ci costerebbe di più e non avremmo mai niente, anzi!”.
“No, no … di questo sono convinto. È solo che avremmo potuto risparmiare qualcosa!”.
“Ma è una zona centrale, ben servita, ed è esattamente equidistante dai miei e dai tuoi. Va bene così, no? Poi, ormai, abbiamo firmato. Quel che è fatto è fatto!”.
“Sta bene! E, per curiosità, come lo arrediamo questo po’ po’ di casa? Io suggerirei qualcosa di classico, che non tramonta mai. Come dicevi tu, spendere per spendere …”.
E qui sorse la grande diatriba.
Gillian detestava i mobili classici, li trovava sorpassati, antiquati, pesanti!
“Meglio qualcosa di moderno, dai! Dà un’aria più soft, più luce, più aria, più tutto!”.
“Ma passa di moda e a me non piace. Se devo vivere in una casa ci devo stare bene, non detestare ogni secondo ciò che vedo!”.
“E per me non sarebbe la stessa cosa? O esisti solo tu?” – un po’ sarcastica.
“No, certo!” – sardonico anche lui – “Ma, tesoro mio, abbi pazienza. Qui non possiamo scegliere la via di mezzo. E che? Arrediamo mezza casa in stile classico e la restante parte in stile moderno, o viceversa?” –  “Altrimenti poi dice che sto dando priorità a me e le rimanenze a lei” – pensò tra sé – “Meglio specificare!”.
“O peggio! Pensa!” – proseguì Sergio – “Mezzo letto moderno e mezzo classico; e così per il divano, gli accessori … sarebbe un pugno in un occhio!”.
“Hai ragione, proprio non si può! Sai una cosa? Ci penserò io!”.
“Cioè?” – rispose lui, diffidente.
“Cioè … tu devi partire per lavoro, vero?”.
“Si, lo sapevamo già da un mese!”.
“Ecco, allora tu parti tranquillo. Io mi ingegnerò e troverò una soluzione. Se ti dovesse venire qualcosa in mente, è ovvio, fammelo sapere, ok? Ti prometto che, per il tuo ritorno, troverai tutto risolto. È chiaro che rispetterò le scelte di entrambi. Sei contento?” – apprestandosi a dargli un bacio.
“Sssi, ma la vedo dura!” – quasi ignorando il suo gesto.
Gillian, però, fu davvero di parola. Un mese trascorse in fretta, neanche se ne erano accorti, e Sergio tornò.
Gillian andò ad accoglierlo all’aeroporto, sorridente e festosa come sempre quando lui tornava da un viaggio.
Lungo il tragitto verso casa, Sergio le domandò: “Come? Perché allunghi di qua? Casa mia è di là!”.
“Vedrai, vedrai! Fidati!”.
Parcheggiata l’auto, Sergio si rese conto di essere sotto il portone di casa loro, ed esclamò: “No! Non ci credo! Hai trovato la soluzione?! Sei un genio!”.
“Aspetta! Voglio che sia una sorpresa! Vieni qui!” – e gli mise intorno agli occhi una benda scura.
“Sicuro che non vedi niente?”.
“Sicurissimo sono! Tutto buio fu!” – volendola prendere un po’ in giro.
Dopo una breve salita in ascensore e qualche piccolo passetto, altrettanti di giri nella toppa …
“Ta dha! Sorpresa!” – esclamò lei, togliendogli la benda.
“Ma … che … ma che cosa hai combinato?” – urlò lui sul finale.
Certo, ne aveva tutte le ragioni. La casa non era più una casa, ma due case!
Si, l’appartamento di fronte al loro era stato messo in vendita, poco dopo la sua partenza, e lei aveva pensato bene di acquistarlo e di unificarlo all’altro, con delle porte scorrevoli all’interno, mantenendo quelle blindate all’esterno, aggiungendo il mutuo necessario a quello precedentemente richiesto.
Era una soluzione perfetta: un appartamento arredato in stile moderno, l’altra metà in classico, come piaceva a lui.
“Come?” – domandò lei delusa – “Non ti piace?”.
“Piacermi, mi piace! Eccome! Non ce lo possiamo permettere, è questo il problema! Dove troveremo i soldi? E poi mi spieghi che ce ne facciamo di dieci stanze, quattro bagni, quattro ripostigli … non siamo una tribù, siamo due coniugi, anzi! Non ancora coniugi!”.
“Sicché ci avresti ripensato?” – guardandolo torvo.
“Non ancora, ma dinanzi ad un’altra di queste sorprese, non credo avrò dubbi! Puoi giurarci!”.
“Oh, ma insomma! Che pretendi? Mica posso pensare a tutto io, no? Io la mia parte l’ho fatta, dovevo trovare una soluzione e l’ho trovata, ti avevo promesso una sorpresa e te l’ho fatta …”.
“E che sorpresa!” – pensò lui tra sé.
“ … dovevo accontentare entrambi e l’ho fatto, che altro vuoi?” – proseguì lei.
“Che mi consulti prima di prendere decisioni avventate! Vorrei tanti soldi adesso, ecco cosa vorrei!”.
“Allora impegnati, ingegnati e collabora. Fai tu una sorpresa a me!” – replicò lei, seccata, andando via e lasciandolo lì.
“Ah si? Devo fare io? Sta bene! Sposarti, ti sposo, ma ti faccio vedere io! Intanto ti rabbonisco un po’ ”.
Dopo qualche mese di cene, fiori, inviti, gentilezze, finalmente si tennero queste sospirate nozze, memorabili per tutti, per la perfetta organizzazione, per la felicità degli sposi, per l’ottimo gusto con cui tutto era stato preparato …
Anche il viaggio non fu da meno. Le piramidi e i Caraibi furono le tappe tanto agognate dai due sposini che, al ritorno, non vedevano l’ora di riposarsi nella nuova casa.
“Allora? Non sei contento? Abbiamo un mega appartamento tutto per noi, non è fantastico? Lo sapevo che alla fine ti sarebbe piaciuto!”, mentre Sergio sorrideva sornione.
“Amore? Cos’è quel sorriso? Ah, ho capito, birbante!” – gongolando un po’, mentre il sorriso di lui aumentava e apriva ancor di più gli occhi, ridendo anche con questi.
Mancavano pochi passi al portone, che lei si arrestò di botto a leggere un annuncio sistemato bene in vista. Recitava così: “A tutti gli studenti e i trasferisti! Fittasi prestigioso appartamento in stile moderno …” – ben evidenziato, naturalmente – “ … o anche solo stanze, ad un prezzo veramente interessante. Per qualsiasi problema, rivolgetevi a Gillian, è un vero genio! Voi pagate, lei risolve!”.
E, strano a dirsi, mentre lei rincorreva lui nel vialetto vicino al portone, con un tacco in mano, si era intanto formata una piccola fila, che attendeva di poter vedere la casa e di conoscere Gillian.
“Mi hai detto tu di pensarci …” – gridò lui, mentre correva – “ … è una bella sorpresa, no? Pensa, pagheremo subito il mutuo e saremo proprietari di un mega appartamentooooo”.

Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni, è puramente casuale e frutto dell’inventiva del narratore

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