La mimosa è stata scelta come fiore simbolo della festa della donna, nel lontano 1946 dall’U.D.I. (Unione Donne Italiane) nel corso dei primi preparativi per i festeggiamenti in Italia.

Da allora come consuetudine gli uomini regalano alle donne, con vero piacere, simpatici mazzetti di mimose o un bouquet di una o più rose confezionate con le stesse, per omaggiare la donna e l’amata. Ad una persona importante, invece, si potranno regalare delle orchidee o altri fiori ma sempre abbinati ad un delicato rametto di mimosa, un fiore che non si conserva a lungo e che richiede degli accorgimenti da seguire scrupolosamente per prolungare la sua vita.

Quando comprate o vi regalano una mimosa, con un utensile affilato e pulito, recidete subito le foglie basali e quelle danneggiate, deponendola accuratamente in un vaso con dell’acqua tiepida dopo averlo posizionato lontano da caloriferi o altre fonti di calore.

Un altro metodo di conservazione della mimosa sarà quello di metterla in acqua con alcune gocce di limone per circa un paio di ore, sistemandola poi in un luogo luminoso, fresco ed assolutamente non secco.

La mimosa, acacia dealbata, è un albero di origini Australiane che da circa duecento anni si è adattato bene in Europa nelle regioni del clima temperato. Nelle sue terre di origine può svilupparsi fino a 30 metri di altezza mentre da noi non supera i 12 metri. E’ un albero ornamentale che a miti temperature si sviluppa molto velocemente, dalle foglie bipennate di colore verde opaco, i cui fiori giallo intenso riuniti a grappoli, emanano un profumo inconfondibile.

Ed ora, una piccola curiosità culinaria: la torta mimosa nasce probabilmente in concomitanza della scelta della mimosa come simbolo della festa della donna ed essendo un fiore velenoso, non può essere adoperata come ingrediente, così si scelse di riprodurre le sembianze di questo fiore con un pan di Spagna tagliato a pezzetti e cosparso delicatamente sulla superficie della torta.