Lavoro nero e riduzione in schiavitù, temi scottanti e di grande attualità soprattutto nei confronti di lavoratori extracomunitari. E proprio da questi è esplosa la bolla, qualche giorno fa, che ha riportato agli onori della cronaca il problema.

Lavoratori soggetti non solo alla raccolta dei campi ma, paradossalmente, abilitati alla costruzione di tecnologie innovative come gli impianti di energie alternative, sia pur in condizioni di sfruttamento.

Una sequenza quasi incontrollabile di rimandi di responsabilità, mancati controlli e omesse previsioni a favore di società senza scrupoli che appaltano e subappaltano, certe di non dover  mai rendicontare nella stessa misura in cui evadono ai diritti dei lavoratori. Fino a quando, ovviamente, non esplode il caso in tutta la sua drammaticità per l’oltraggio ai diritti umani violati  e per l’impossibilità dei lavoratori extracomunitari di poter seguire l’iter burocratico di accertamento delle violazioni stesse.

Su questo punto si batte l’onorevole Teresa Bellanova che questa mattina in Conferenza ha ricordato alla stampa l’indagine conoscitiva effettuata dalla Camera dei Deputati a giugno 2010 in cui si richiedeva l’attenzione della politica e in alcuni casi della magistratura per fronteggiare il lavoro nero. “Il contrasto al lavoro nero non è purtroppo al centro dell’attenzione del Governo” – ha dichiarato l’onorevole Bellanova – “la denuncia questa volta giunge dai soggetti più deboli, che hanno pagato con le inaccetabili condizioni di lavoro, con l’ingiusta retribuzione e rischiano di pagare ancora di più con il rimpatrio”.

La proposta di legge 1220 presentata ad aprile 2008 in Parlamento, ha spiegato la Bellanova, auspicava il contrasto del caporalato e della riduzione in schiavitù. Nell’ordinamento italiano, tra l’altro non è previsto il reato della riduzione in schiavitù, chi lo compie può cavarsela con un’ammenda; a tal proposito la proposta di legge prevede il riconoscimento del reato e la possibilità per i cittadini extracomunitari di soggiornare sul territorio nazionale sia per seguire l’andamento delle loro vertenze che per cercare un nuovo lavoro in pieno regime di legalità e diritto. L’impegno richiesto dall’onorevole Bellanova è rivolto a tutta la politica e agli enti preposti al controllo evitando il rimpallo di responsabilità a discapito dei più deboli.

Dello stesso avviso il consigliere regionale Pd Antonio Maniglio il quale ha ipotizzato le soluzioni al problema in ambito regionale. In primo luogo la modifica della legge regionale 28 del 2006 giudicata dalla comunità europea la miglior legge di contrasto al lavoro nero, che sanziona chiunque violi i contratti nazionali di lavoro. Una modifica di questa legge con la revoca dei finanziamenti e delle autorizzazioni concesse, sarebbe un ottimo deterrente per i potenziali trasgressori.
Necessaria anche, secondo Maniglio, l’approvazione in Consiglio regionale della proposta di legge 1220 per il reato penale di sfruttamento del lavoro e la convocazione urgente di una riunione presieduta dal governatore Vendola, con tutti gli enti preposti alla lotta del lavoro nero, dall’Inps all’ispettorato del lavoro ai comuni. Per questi ultimi necessita l’impegno in prima linea nei controlli dei cantieri che ricadono nel territorio di appartenenza. Una sorta di supervisione a più forze e senza colori politici, all’insegna di civiltà, democrazia e giustizia sociale.

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