Affermato Sassofonista, noto compositore, insegnante, Luciano Scalinci è tra i musicisti più impegnati e apprezzati del salento, ormai conosciuto non solo nel resto d’Italia ma anche all’estero. Attualmente fa parte dei “New Shoes Electric Quintet” e della “SirDukeBand”S.Wonder tribute e di diverse formazioni variando dal Jazz, smooth Jazz,pop.

Partiamo dalle tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti alla musica?

Già da piccolo ricevevo in regalo strumenti musicali,come la mitica bontempi…iniziando così a giocarci e a simpatizzare con la musica,sino ad arrivare al mio primo approccio con il clarinetto all’età di undici anni. Diciamo che per certi aspetti bisogna anche essere fortunati,incontrare degli insegnanti “capaci” di trasmettere ciò che realmente è la musica. E’ stato il mio primo insegnante,Gianni  Epifani a darmi delle ottime basi per poi proseguire per quello che si è rivelato un percorso “duro” e nello stesso tempo affascinante. Ho iniziato così lo studio del clarinetto e contemporaneamente,da autodidatta quello del sax …rivelatosi poi compagno di vita.

Raccontaci un po’ del tuo percorso artistico.

Bella domanda. Ci sarebbe da poter aprire il cuore…ma, mi limito a parlare solo dei bei ricordi. Durante gli anni di studio in conservatorio non mi sono solo limitato alla cultura  classica, come ogni strumentista a fiato,non è mancato l’approccio con le bande musicali. Non sarebbe bello negarlo…e comunque non mi pento di tutto ciò. La banda è di grande formazione artistica e sfido chiunque a pensare il contrario. Non sono mancati gli anni di musica folkloristica,anche in Emilia Romagna insieme a note orchestre romagnole. Ho sempre ascoltato tantissima musica,quindi preso dalla curiosità di nuove sonorità ho sempre cercato di capire che cosa fosse l’improvvisazione..e quindi ho iniziato ad ascoltare i grandi del jazz, come Cannonball Adderley,Art Pepper,Charlie Parker,Massimo Urbani..iniziando ad incuriosirmi sempre più. Sono stato sempre affascinato da insostituibili soli del pop internazionale,tenuti da grandi jazzisti,come Phil Woods in “Just the way you are”-Brandford Marsalis in “Englishman in New York” di Sting e tanti altri,e quindi trascriverne i soli e studiarne il linguaggio. Queste le mie prime basi per quello che poi è stato l’inizio di un’infinita avventura.

Cos’è la musica per te?Tra i vari strumenti perché hai scelto il sax?

Come ho già detto prima… è stato sempre il mio primo insegnante a propormi di studiare il sax .Non lo so perché,ma ho sempre pensato che avesse intuito il fatto che non mi sarei fermato alla cultura classica e che dentro di me c’era la voglia di spaziare e di esprimere ciò che realmente sentivo. Questo è successo esattamente dopo pochi mesi che studiavo il clarinetto. Mi fece ascoltare ,un nastro di “Incognito”…pionieri dell’acid jazz attualmente affermati,e da lì è iniziata la vera passione per questo strumento magico. Sonorità ,allora per me ,fuori dal comune,mi spinsero sempre più sino a portarmi all’imitazione vera e propria di quei fantastici soli. Il tempo successivamente  mi ha dato ragione. Credo che oltre allo studio tecnico dello strumento,e dell’armonia in generale,non esiste miglior maestro che trascrivere dei soli. E’ l’unico modo per studiarne il linguaggio jazzistico .Questo rimane un fattore soggettivo…ma da non sottovalutare.

Qual è il tuo pregio e il tuo peggior difetto artisticamente?

Dopo aver registrato,dopo qualche giorno vorrei poter togliere il tutto dalla circolazione. Non sono mai contento. Sono alla continua ricerca del suono,e credo che questo potrebbe essere un pregio .Il peggior difetto?Troppo diretto con chi ho di fronte, bisognerebbe essere più diplomatici.

Come nasce una tua composizione?

Può accadere in qualsiasi momento della giornata…specie nel periodo invernale…spesso sono le giornate di pioggia a darmi la giusta ispirazione. Non decido di scrivere appositamente,lascio tutto al mio inconscio.

Ritieni che il jazz possa essere insegnato nelle scuole?Quale approccio didattico utilizzi con i tuoi allievi?

Più che insegnare,sono del parere che bisognerebbe avvicinare l’allievo all’ascolto. Il jazz,come ogni genere musicale,bisogna sentirlo dentro,e arrivarci col tempo. Per quanto mi riguarda,cerco di trasmettere ai miei allievi quello che è stato il mio percorso,cercando di creare un po’ di curiosità in loro. Cerco di capire da cosa sono attratti,per poi metterli sulla “giusta”strada,tenendo conto che tutto è molto soggettivo.

Tra le tue varie collaborazioni, e partecipazioni a concorsi con risultati eccellenti. Quali ricordi con soddisfazione?

La mia soddisfazione riguardo ai concorsi è stata nel 1997,era un periodo nero in conservatorio,non avevo un buon rapporto con l’insegnante. La mia rivincita era appunto i numerosi concorsi con premi assoluti che colmavano quello che per me è stato un brutto periodo. E’ stata una grande soddisfazione. Fra le collaborazioni ricordo con entusiasmo il periodo che sono stato a suonare fuori,l’incontro con musicisti favolosi mi hanno messo a dura prova ,facendomi crescere professionalmente. Ho solo avuto il rimpianto di non aver collaborato con Jonny Dorelli nel suo progetto “Night and Day”,purtroppo all’epoca saltato per problemi di sua salute. Mi sarebbe piaciuta l’esperienza di girare i vari teatri d’Italia con un grande dello swing italiano.
Che cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

Attraverso un periodo di continua ricerca,dedicando gran parte del mio tempo allo studio non solo alla tecnica strumentale ma anche all’elettronica. Credo dopo avere detto questo, di aver lasciato  un indizio…vedremo successivamente cosa accadrà.

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A te l’ultima parola…

Ti ringrazio  per questa intervista. Auguro a tutti  buona musica…
http://www.lucianoscalinci.it

 



CONDIVIDI