Nate dalla costola di Adamo, secondo l’Antico Testamento, ma preistorico simbolo di fertilità; emblema della famiglia ma anche del peccato originale; lodate dall’Amor Cortese nel Dolce Stil Novo, ma tacciate di stregoneria dopo neanche un secolo.

Ancora vittime di pregiudizi tutti racchiusi nell’epiteto “il sesso debole”, ma alle volte troppo emancipate da aver quasi perso il fascino del mistero. Come diceva Oriana Fallaci “Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai”.

Liz Taylor

Per i cinofili, per gli appassionati di Hollywood, per i curiosi, per gli amici, per i colleghi, lei era Liz, la diva per eccellenza dello star system hollywoodiano, l’ultima diva, quella dagli occhi viola e dalle forme sinuose, ma lei preferiva che si scandisse il suo nome per intero, a sottolineare quella regalità che il suo volto angelico e  passionale insieme le conferivano. 

Nata in Inghilterra da genitori americani, vive la sua infanzia in California. Enfant prodige, già a 11 anni diviene la beniamina del pubblico con “Torna a casa Lassie”: è l’inizio di una carriera memorabile, a volte ombrata dalla sua straordinaria avvenenza e da una vita privata, scandita dai otto matrimoni e da tanti flirt, dalle droghe e dall’alcol, ma anche dall’impegno umanitario, dalla parte degli omosessuali e contro l’aids, non solo contro la malattia, ma contro l’opinione pubblica e contro “il silenzio intorno a questa malattia”, come dirà nel 1985, dopo la morte del suo caro amico, Rock Hudson. 

Sarà Amy, ragazzina ingenua e anche un po’ viziata, di Piccole Donne, ma da lì a poco diverrà una giovane femme fatale, bellissima, sensuale, elegante; sarà moglie o amante in numerose commedie come “Il padre della sposa”, Un posto al sole”, “L’ultima volta che vidi Parigi” e “Il gigante”, dove reciterà al fianco del leggendario James Dean.
Non tarderanno ad arrivare interpretazioni drammatiche, in cui la vedremo, un po’ come nella sua vita privata alla ricerca costante di un uomo che potesse amarla: sarà “La gatta sul tetto che scotta” nel film di Richard Brooks, interpreterà la “Venere in visone”, guadagnandosi l’Oscar come migliore attrice protagonista, e diverrà regina in “Cleopatra” con un memorabile cachet che rischiò di mandare in bancarotta la Fox.

Nel frattempo aveva già scandalizzato l’America perbenista: aveva sposato un ricco rampollo proveniente dalla famiglia Hilton, lasciandolo dopo poche settimane; poi una serie di matrimoni per i quali si guadagna anche la fama di “rovina-famiglie”, e il grande amore incontrato proprio sul set di “Cleopatra”. Lei aveva trent’anni ed era già famosa da almeno un ventennio, lui, Richard Burton, era poco conosciuto e si racconta che non fosse poi così entusiasta di recitare al fianco della diva. Forse qualcosa cambiò in lui non appena se la trovò davanti, tanto che  prima cosa che riuscì a dirle, guardandola negli occhi, fu: “Ma le hanno mai detto che lei è la più bella donna del mondo?”. Ecco l’inizio di un amore tormentato e di una serie infinita di scoop: furono i paparazzi a rendere nota la loro unione adultera, tanto che i rispettivi compagni appresero il tutto dai rotocalchi. Si sposarono nel 1964, dieci anni di amore, passione, liti e tanti film, tra cui il celebre “Chi ha paura di Virginia Woolf”, che portò la seconda statuetta alla splendida Liz. Il tradimento di Richard gettò l’attrice nello sconforto, da lì il divorzio. Non riuscirono a star lontani a lungo, e provarono a risposarsi l’anno successivo, ma anche questo loro matrimonio naufragò.

La vita sentimentale di Elizabeth continuò ad articolarsi anche dopo questa delusione, il settimo marito fu un senatore repubblicano, Larry Fortensky, e l’ottavo un muratore vent’anni più giovane di lei, conosciuto nella clinica dove erano entrambi per disintossicarsi.

Ci ha lasciato solo pochi giorni fa, il 23 marzo, lei, una delle stelle più luminose del firmamento hollywoodiano, una donna ribelle, anticonformista, che non ha mai avuto remore nel mostrare la sua fragilità, un’attrice bravissima, come testimoniano i due Oscar, le cinque nomination, e il soprannome che si era guadagnata nel corso della sua carriera, “One take Liz”, perché con lei era sempre buono il primo ciak.